Il Card. Giuseppe Siri e Padre Raimondo Spiazzi

Due persone di grande cultura, due teologi di spicco, due uomini innamorati della Madre Chiesa, che hanno amato, obbedendo e servendo fedelmente con fede e fedeltà, in ogni momento della loro vita.
Due amici singolari perchè ricchi di umanità, condividendo ideali, facendone oggetto di conversazione, discussione serena, mettendo in comune la conoscenza e la gioia del sapere, che diventava godimento intellettuale e confermava e alimentava reciproca stima e amicizia.
Gli incontri erano occasionali, ma sempre goduti. Si incontravano a Roma o a Genova: erano due liguri e, quando si dicevano le cose giuste, per sottolinearle usavano il dialetto ligure.
Erano due domenicani: P. Spiazzi apparteneva all’Ordine Domenicano e il Card. Siri al Terz’Ordine; tutti e due avevano un comune punto di riferimento: S. Tommaso d’Aquino.
Erano due uomini che semplicemente e profondamente parlavano di filosofia, teologia, di morale, di mistica, di ascetica e in particolare si confrontavano sui problemi della Chiesa, con la massima sincerità e confidenza, con gioia e, in certi momenti della storia, con timore e sofferenza.
Avevano in comune conoscenza di tante persone e personalità ecclesiastiche, religiose e anche in campo civile. Ne parlavano esprimendo pareri con verità e carità e a volte concertavano azioni per rendersi utili nei vari ambiti in cui operavano per dovere, per conoscenza o amicizia, ma sempre con retta intenzione e per il bene comune.
Avevano in comune anche uno “stile” di vita, che chiamerei “da signore”, cioè sempre a livello giusto, senza compromessi e sempre secondo verità: erano due “signori”, anche se tutti e due di origini modeste, ma per educazione e formazione, sempre con la netta coscienza della propria responsabilità e doveri di carità.
Erano seri quando le cose lo richiedevano, ma sapevano essere anche ilari affrontando certi argomenti meno impegnativi e importanti e a volte amabilmente scherzosi: erano conversazioni distensive e riposanti. Non li ho mai sentiti esprimere giudizi su persone.
Spesso però gli argomenti erano seri, soprattutto quando parlavano di certe situazioni di pericolo o di ansietà per la Chiesa, anche in campo dottrinale e disciplinare, ma con oggettività e salve sempre le persone, per il bene della Chiesa Madre e Maestra.
Non ritengo e non sono in grado di scendere a cose più precise e concrete perchè ho sempre rispettato doverosamente la loro riservatezza.
Quando la salute del Card. Siri cominciò a declinare P. Spiazzi con affetto e venerazione si mantenne sempre in contatto con il Segretario Mons. Mario Grone per essere informato. Quando il Cardinale morì, 2 maggio 1989, P. Spiazzi in breve tempo scrisse il volume “Il Card. Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova: La Vita, L’insegnamento, L’eredità Spirituale, Le Memorie”. Uno scritto a caldo, un gesto affettuoso alla memoria dell’amico per facilitarne il ricordo.
La pubblicazione conferma il legame profondo di ammirazione e di amicizia sincera e lunga e il desiderio di prolungarne la memoria.
Per me sono stati due maestri con il loro parlare, ma soprattutto maestri di vita. Autentici uomini di fede profonda, vissuta e insegnata, servitori infaticabili di Dio e della Chiesa: i due poli della loro esistenza e apostolato.
Ne ringrazio il Signore e credo e spero che continuino il loro prezioso servizio.

Sanremo, 29 luglio 2003

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