Discorso nella funzione di ringraziamento per l’elezione di Giovanni XXIII

Nel giorno di tutti i Santi una visione serena e grande illumina l’anima di tutti i credenti: è quella di coloro che in tutti i tempi si sono comportati in modo da ricevere la redenzione di Cristo, sia venturo che venuto, ed ora vivono e regnano con Lui per tutti i secoli nella gloria eterna.
Essi ricompongono lassù la vera e durevole famiglia umana, famiglia di Dio, senza carenze, senza dissensi, senza tramonti e senza guerre. Essi, i Santi, canonizzati e non canonizzati, sono tuttavia e stupendamente a noi uniti ed a noi presenti. In quella visione si accendono in tutti noi i più cari e graditi ricordi perché molti di quelli che abbiamo amato e conosciuto, che ci hanno preceduto nella vita e nel lavoro, fanno parte della accolta dei Santi ed in loro splende quello che ogni giorno quaggiù la morte parrebbe cancellare, in loro esulta quello che la miseria nostra ogni giorno tenta di avvilire.
Ebbene, in questo giorno luminoso e sereno legato alla nostra vita, alla nostra famiglia, alle nostre speranze vi ho chiamati per ringraziare Dio della elezione del nostro Santo Padre GIOVANNI XXIII. La grande Paternità di Dio nella eterna famiglia dei Santi è dal vespro del ventottesimo giorno di ottobre rappresentata da Lui. In Lui noi credenti abbiamo ritrovato il Padre, del quale si era estinta la visibile figura con la santa morte di PIO XII; in Lui tutti gli altri uomini che hanno sovrani, capi e dirigenti, ma non hanno un Padre, siccome il palpito del lutto prima e l’ansietà dell’attesa poi hanno rivelato, riconoscono in fondo – se pure in modi e gradi diversi – gli stessi lineamenti e la stessa ragione di umana fiducia.
Sia dunque ringraziato Iddio perché abbiamo nuovamente il Papa.
Che abbiamo il Papa non è certamente miracolo, perché l’averlo appartiene alla ordinaria costituzione della Chiesa siccome l’ha determinata Gesù Cristo. E tuttavia resta, e fortissima, la ragione della gratitudine. In ogni uomo che appare sul Trono di Pietro ritorna la provvidenziale mano di Dio sulla storia ed il Vicario di Cristo è sempre un messaggero di Grazia e di pace da parte di Dio stesso.
Anch’io, che vi parlo, ho preso parte alla elezione del Papa e solo prendendovi parte ho constatato in quale modo Dio entri – lasciando liberi tutti gli uomini – in atti di questo genere, che veramente e solennemente scandiscono l’incidere della storia. Mi riesce impossibile ridire quello che ho provato quando dalla voce del Cardinale scrutatore che pubblicava nel silenzio della Sistina il contènuto delle singole schede di elezione, ho appreso essere stata raggiunta la elezione del Papa. L’Evangelo e l’ordine della Redenzione camminano in mezzo alla storia umana – della quale segnano le sorti ultime – con un fatto concreto e visibile, sociale e giuridico, che è costituito dalla Chiesa. Le sorti sui punti secondari della storia stessa sono segnate nell’orditura della eterna Provvidenza con un riferimento impreteribile all’Evangelo e alla Redenzione. Queste considerazioni occorre aver presenti per valutare che cosa sia un Papa, Capo della Chiesa, e per intendere che svolta segni nella Storia la elezione di un Papa.
Ma dobbiamo ringraziare Dio per la scelta che ha fatto. Chi conosceva l’antico Patriarca di Venezia e chi ha seguito le prime brevi ore di questo Pontificato ha avuto modo di accorgersi già di una grande e lucida sicurezza spoglia di tentennamenti ed avvolta in una umanità cordiale, semplice, espansiva ed attraente. Tutto fa credere che nello alone di quel temperamento l’esempio di pace, l’invito alla comprensione, la larghezza del tratto acquistino una funzione provvidenziale in un mondo che difetta soprattutto di reciproca stima e di sorriso aperto e fiducioso. Tutto fa ritenere che lo stile di un uomo e di un governo diano in modo concreto ed effettivo un indirizzo ed una norma sociale dalla quale traggano benessere ed elevazione le innumerevoli genti, non solo europee ed anzi soprattutto non europee, che la fretta dell’egoismo ha lasciate indietro assai dal banchetto dei beni terreni. Tutto fa sperare che nuovo calore si diffonda a rendere più scorrevole l’avvicinamento tra i cattolici e i fratelli separati.
E’ sorta una nuova alba ed essa è singolarmente promettente. Dio sia benedetto!
Mentre ringraziamo Dio, la logica ci conduce a ricordarci di quel dovere che ci lega al Vicario di Cristo. Esso importa affetto, riverenza, obbedienza. Esso condiziona il beneplacito divino, perché nessuno può presumere il beneplacito divino, se non accoglie quello che Gesù Cristo ha disposto, nella forma e nella misura da Lui stesso segnata. In questo momento deve levarsi chiara la verità per cui non si separano mai Gesù Cristo e il Suo rappresentante, capo visibile della Chiesa nel mondo. Il gesto di Cristo riporta sempre dalla parte del suo Vicario la fedeltà, la chiarezza, la sincerità, la riverenza che noi dobbiamo a Lui.
Tra le diverse norme effimere che il mondo ama costruirsi cerchiamo di avere tutti la intelligenza di scegliere, sappiamo valutare quello che viene dalla passione e dalla bassezza, dall’egoismo e dalla ignoranza per ravvisare quello che viene a noi dal sacrificio del Calvario, dalla infinita amabilità di Dio, da un insegnamento garantito, da una verità rivelata. Scegliamo dalla storia quello che la storia ha superato e che il fallimento non ha mai inghiottito. Apprezziamo quanto merita che su tutte le altre indicazioni si levi sincero e distaccato il gesto di un padre.
Dio protegga il nostro Santo Padre e doni a noi di essere sempre fedeli alla integrità della nostra Fede ed alla Sua logica, coerentemente fino in fondo.

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