Newsletter n.61 Cardinal Giuseppe Siri

Lunedì, 1 Ottobre, 2012 – Dopo un silenzio di alcune settimane, riprendiamo l’invio delle Newsletters del nostro sito, che speriamo sia più frequente.Nei prossimi mesi attendiamo anche l’uscita degli atti del Convegno sul Card. Siri, svoltosi nell’aprile 2011 a Roma.Il prossimo 11 ottobre ricorrerà il 50.mo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II. Per ricordare tale anniversario, offriamo agli iscitti alla Newsletter, tre testi del Card. Siri, che del Vaticano II fu uno dei protagonisti:a) la lettera pastorale per l’inizio del Concilio Vaticano II;b) il discorso di fine d’anno del 1965 su “Il Concilio e il mondo”;c) l’editoriale di Renovatio “Dieci anni dall’inizio del II Concilio Vaticano”.Troverete anche una serie di links che rimandano ad alcuni brevi filmati dall’Archivio storico dell’Istituto Luce riguardanti il nostro Cardinale.Rinnoviamo a tutti coloro che hanno scritti, immagini, registrazioni, video sul Cardinale o vogliono far conoscere una loro testimonianza su di lui, l’invito a darne notizia al nostro sito, scrivendo a [email protected]*****SI APRE IL CONCILIO VATICANO IILettera Pastorale al Clero e al popolo dell’ArchidiocesiCari Confratelli,diletti figli!E’ ben noto a tutti che l’11 ottobre di quest’anno – e cioè prossimamente – i Vescovi di tutto il mondo si uniranno col Sommo Pontefice per celebrare nella Basilica Vaticana un Concilio Ecumenico. In tutta la storia sono stati celebrati solamente venti Concili Ecumenici. Anche solo considerando il piccolo numero voi potete avere un’idea della importanza dell’avvenimento. Ma riteniamo maggiore impegno richiamare a voi i termini veri, valutativi di esso.Il Papa unitamente a tutti i Vescovi costituisce la Chiesa Docente, la Gerarchia che regge la Chiesa stessa ed alla quale Gesù Cristo ha dato il potere di santificare, di ammaestrare e di reggere tutte le genti di tutti i tempi in ordine alla vita eterna. In Concilio Ecumenico adunque si ha l’esercizio di un diritto e parimenti di un dovere, che per essere stati dati da Cristo sono divini. Vogliate riflettere bene a questo punto capitale della dottrina, e vi si renderà chiaro il carattere «sacro» e «sovraeminente» di una tale solenne assemblea.Il Papa e i Vescovi si adunano in Concilio per spiegare, dichiarare e difendere con affermazioni autorevoli le verità della Fede o connesse colla Fede, che in un particolare periodo, per gli errori, per le depravazioni del male, per la imperizia degli uomini o per le loro discordie, avessero bisogno di spiegazione, di ulteriore dichiarazione, di difesa. Ogni Concilio in ogni tempo, per quanto lo richiedono le circostanze è volto anzitutto alla verità divina, da tramandare senza fine in modo puro ed utile.Il Concilio si occuperà anche – senza dubbio – di Leggi, di orientamenti che, sempre coerenti e consoni alla Divina Tradizione cristiana siano adatti a facilitare per tutti gli uomini, viventi nelle singolari circostanze del nostro tempo, il raggiungimento della salvezza eterna.La salvezza eterna è il primo, vero e grande problema che l’umanità deve risolvere e che nessuno può legittimamente impedire. I mezzi per risolvere meglio il problema rappresentano la fondamentale e doverosa ricerca di tutti. Poiché nessun problema umano sarà mai ben risolto, se non si risolverà il problema che tra essi è primo, voi siete in grado di avvertire che importanza assumerà il Concilio per la storia futura.Nel prendere le decisioni che guideranno il suo pratico comportamento, la Chiesa avrà ora dinnanzi a sé una comunità completa di popoli che, per la prima volta, anche tra divisioni e rancori, si presenta come tale. Il problema della conversione degli infedeli e del ritorno degli erranti alla vera Chiesa è divenuto ora non solamente proprio della Chiesa, ma della famiglia umana. Essa non andrà d’accordo mai fino a che non avrà la stessa suprema Legge e la Legge datagli dal suo Redentore. La unità degli uomini e dei popoli non la si fa al livello della materia, che discrimina; la si fa solo al livello dello spirito perché solo a quel livello stanno la libertà, la virtù e la grazia di Dio. Tutti i destini si decidono in sede di anime ed in quella sede non è sufficiente una cultura qualunque, ma è necessaria la verità e la rettitudine, fondamento di una vera ed utile elezione della volontà libera, nonché la grazia, unico vero rimedio alla straripante ed evidente umana debolezza. Nessuno si illuda che possa essere altrimenti. O comanda lo spirito e sopravviverà la libertà: o si lascerà comandare la materia comunque rappresentata e morirà la libertà.Questo è quello che tutti, anche se non sempre chiaramente, intuiscono e spiega l’enorme interesse sorto intorno al prossimo Concilio, riguardato non solo come fatto della Chiesa, ma come fatto e speranza della umanità.La nostra Fede, per quello che ci apprende attraverso la divina Parola e la Tradizione, ci avverte che il vero protagonista del Concilio è lo Spirito Santo. Questo dilata le possibilità presenti e future, al di sopra del lavoro di tutti gli uomini responsabili ed egregi che lo hanno lungamente preparato, oltre il nostro tempo, la nostra prospettiva e le nostre possibilità.Ma anche l’azione degli uomini è tenuto in massimo conto da Dio ed è per questo che come occorre la preparazione per i Padri del Concilio, occorre la incessante preghiera e la incessante offerta di una vita commendevole in tutti i fedeli. Insieme a questa Nostra lettera voi potrete conoscere le disposizioni prese per facilitare a tutti l’assolvimento del compito di una spirituale attivissima partecipazione al Concilio.Il Concilio non è solamente uno spettacolo e neppure solamente una novità: è un fatto che può decidere – questo lo constateranno i futuri – di tutto un orientamento della nostra età in uno dei più interessanti e complicati tornanti della Storia. Proprio perché esso (come abbiamo detto) sta al livello delle cose umane e divine insieme, insieme peregrinanti nell’effimero del tempo e basate sulla solidità eterna.Non crediate, diletti figli, che il Concilio vi abbia a dire che occorrerà qualcosa meno per andare sereni al giudizio di Dio; è molto probabile che il Concilio debba chiedere ai sacerdoti e ai laici qualcosa di più per affrettare l’avvento del Regno di Dio e della giusta umana convivenza. Nessuno di noi può diluire il Vangelo; possono invece balzare come imperativi potenti le più gravi richieste che Cristo ha posto ai suoi seguaci.Col Concilio entra in atto una risorsa, per il bene della Chiesa e del mondo, che sta certamente fuori dell’ordinario. Questa è l’ora della preghiera e soprattutto della preghiera eucaristica.Dato a Genova il 29 agosto 1962, Festa della Madonna della Guardia.+ GIUSEPPE Card. SIRI***Il Concilio e il mondoDISCORSO DI FINE D’ANNOSulla fine di questo 1965 ritorna il pensiero del più grande avvenimento conclusosi in esso, come lavoro di tre interi anni. Parlo dei Concilio Ecumenico Vaticano II. Sono diversi gli aspetti sotto dei quali il fatto potrebbe essere utilmente rievocato in questo scorcio di anno. Ne scelgo uno: quello che permette uno sguardo sintetico sui fatti dei quali siamo attori e spettatori; in verità ad un bilancio di chiusura e prima di cantare il Te Deum si convengono sempre sguardi riassuntivi.Parlo adunque del rapporto tra il Concilio e il mondo. Si tratta del nostro mondo pesante per il suo progresso e le sue complicazioni.Non sembri presunzione che io abbia senz’altro chiamato il Concilio il fatto più grande: nessuna assemblea è stata tanto numerosa, tanto impegnata sui veri problemi di fondo della nostra età, quelli che, senza imposizioni da avvenimenti transeunti, nessuno può affrontare e risolvere. Ecco dunque le voci nelle quali si iscrive questo rapporto Concilio – Mondo.Il Concilio, sempre partendo dalle finalità generali assegnategli, nel noto discorso del 25 gennaio 1959 da Giovanni XXIII di s.m., man mano che si è dipanato ha dimostrato di proporsi coscientemente questi scopi:a) presentare con maggiore completezza il disegno immutabile della Chiesa, per essere ossequente al bisogno di verità, nel momento in cui la Chiesa stessa si poneva il suo perenne dovere di stare accanto alla umanità con rinnovato amore;b) aggiornare tutto quello che era aggiornabile nel rispetto alla eterna costituzione di Cristo, per rendersi più valevole nel servizio all’umanità, sofferente in terra e spesso pericolante davanti alla salvezza eterna: orientamenti, strumenti, metodi, iniziative;c) fare il più grande piano e compiere il più energico sforzo per realizzare il massimo di unità religiosa, dato che solo in questa unità si hanno i più sicuri fondamenti per la concordia della famiglia umana e le più solide garanzie contro i pericoli della pace e della collaborazione.La Chiesa ha presentato se stessa.Badate non ha innovato, ha presentato, sia pure cogli sviluppi e colle chiarificazioni, che ha giudicate necessarie. E questo costituisce un rapporto col «mondo»? Sì. Perché? Ecco.Anzitutto — e non solo per la sicura coscienza della divinità del Suo Fondatore il Figlio di Dio, pertanto per la coscienza della sua soprannaturale stabilità —, ma ancora per coscienza della sua esperienza storica millenaria, sa di tenere il primo posto, o prima o poi, nelle vicende di questo mondo. Sa di avere delle responsabilità conseguenti, sa di doverle rispettare, sa che il massimo di chiarezza nella sua presentazione costituisce la premessa per il massimo di servizio da rendere alla famiglia umana.Tiene il primo posto, perché è la più grande associazione spirituale veramente organizzata, quella che più di tutti può presentare una soprannaturale documentazione di se stessa ad onta degli inevitabili difetti di uomini, quella nel cui seno si è avuta la più grande generosità e dedizione comprovata dai Santi e dagli innumerevoli ordini religiosi, segnati dai tre voti; quella che ha salvato e guidata la civiltà sola, capace di espansione e di fusione universale; quella che, sola, ha un immenso esercito di uomini e di donne, pronti a sacrificare tutta la loro vita operosamente nel servizio di Dio, certamente, ma per il bene di tutti i fratelli; quella finalmente che nulla ha da temere da ogni progresso scientifico e da ogni esercizio di sana e giusta libertà. Infatti non ha temuto di affrontare i problemi della scienza, della cultura, della giusta impostazione sociale, della convivenza umana, della coordinazione tra i popoli, anche dal diverso livello, del rispetto all’uomo ed alla sua libertà. Tale è il significato degli Atti Conciliari approvati e promulgati nella ultima sessione pubblica del sette dicembre corrente anno.Ha presentato se stessa. Lo ha fatto colle Costituzioni Conciliari sulla Chiesa, sulla Divina Rivelazione (vero fondamento di tutto). La saggezza divina, consegnata nella verità scritta od oralmente trasmessa, sono la ragione della luce con cui la Chiesa si volge al mondo, nonché della sicurezza che mutua da Dio. La sua costituzione sociale di popolo di Dio, dalle soprannaturali risorse, Le permette di rivolgersi a tutti i popoli della terra, i quali si sentono abbastanza morituri — teste la loro storia — se non trovano una superiore ragione del loro vivere e del loro sperare.Si badi che la presentazione fatta dalla Chiesa di se stessa nella «Lumen gentium» non è occidentale, né orientale, non timorosa di quelli che se ne sono staccati anche se fedelmente amorosa nei loro confronti; non attenta a rattoppare falle; è solo la presentazione del «popolo di Dio» alla cui esistenza nessuno può attentare, della cui presenza nessuno ha a temere, dalla cui soprannaturale disponibilità tutti possono fondamentalmente attendere. La descrizione che la Chiesa ha fatta di se stessa, trascende, ha le falcate dell’aquila, sovrasta le diverse contingenze come i diversi nazionalismi, culture, rimembranze storiche, con cui i membri del Concilio si sono presentati al Concilio.Essa è di Cristo, di tutti e faziosamente di nessuno. Noi che abbiamo visto attraverso inenarrabili travagli ordirsi e purificarsi la Costituzione «Della Chiesa», siamo ancor oggi stupiti che dalle mani di uomini sia uscito un simile documento. Quando i particolari storici saranno noti, si capirà fino a che punto la mano di Dio abbia sostenuto il Concilio!E’ a questo modo, con questa presentazione che si è potuto dare via libera al respiro di tutti i popoli. Quasi tutti coloro che hanno frettolosamente informato, frettolosamente scritto, frettolosamente giudicato, hanno capito nulla di quello che stava in verità succedendo e quanto i singoli uomini siano svaniti, a poco a poco, per non lasciare posto che al Concilio, entità morale, solida e dal sicuro destino perché centrato sulla Roccia, Pietro. C’è una storia in cui affiorano i difetti umani, le volontà umane, le visioni umane o mimetizzate umane; ma è solo l’ombra del quadro per far risaltare la luce, il tratteggio terrestre necessario per dimostrare meglio la prevalenza della regia celeste.E si è presentata — la Chiesa — rispettosa di tutta la Divina Tradizione, dalla quale soltanto riceve la Sacra Scrittura, preoccupata della Santità come della operosità, dell’impegno celeste insieme all’impegno di amore per tutti i fratelli, dell’austerità come del suo perenne ringiovanimento. Preoccupata di questo, la Chiesa si è manifestata priva di miraggi di potenza e di prevalenza terrena, priva di complessi di inferiorità rispetto a quello in cui il mondo può gloriosamente avanzare secondo il disegno del suo Creatore! Tutto il mondo sa che da questa parte trova mano amica, sempre paziente quando esso tarda, sempre essa sollecita quando invoca, sempre pura quando benefica. Si è presentata umana. E’ sembrato a qualcuno che fosse sproporzionato l’ansito per la difesa della libertà (c’è in proposito una intera dichiarazione), e persino pericolosa la fermezza dei suo riconoscimento. Ma il timore aveva per origine una dimenticanza: nulla rimane umano se non rimane la giusta libertà. In Concilio non si è parlato mai della qualunque libertà senza leggi e senza riferimenti superni, quella che meglio si chiamerebbe anarchia, presupposto di qualsiasi negazione della libertà, come la storia comprova; si è parlato della libertà giusta, quella che sgorga dalla natura e che mai è dimentica dell’ordine voluto da Dio. Il Concilio di Trento aveva difeso l’uomo contro l’attentato di una ideologia negatrice sul piano teoretico; il Concilio Vaticano II ha difeso l’uomo contro le aberranti e copiose lesioni della sua libertà, cioè lo ha difeso nella sua umanità. La tirannia, in qualunque modo effettuata, è come la faccia della notte e tutte le tirannia hanno — da qualunque processo sorgano — un fondo sempre e sostanzialmente identico; la libertà vera e giusta è come la faccia del giorno e tutte le giuste libertà, in qualunque modo si affermino, hanno sempre la stessa sostanziale fisionomia. Certe insistenze, certe ripetizioni, certe apparenti lungaggini del Concilio nel difendere dai molti attentatori la onesta libertà degli uomini, possono essere state nei singoli persin testardaggine, ma nel Concilio sono diventati soltanto e purissimamente la espressione del volto della Chiesa, non solo divino; ma anche profondamente umano.L’aggiornamento di quanto era aggiornabile.Ho già detto che, in quanto ha determinato Cristo, la Chiesa non è aggiornabile, se non nel senso di applicare meglio e più riccamente, dopo aver capito meglio e più profondamente.L’aggiornamento è stato, nell’inizio di una era dalla storia veramente universale, quello di aprire l’animo al massimo di generosità in ogni applicazione; quello di aprire la porta a tutti i possibili strumenti del bene (morali, giuridici, organizzativi, spirituali, materiali), quello di incoraggiare al massimo lo sviluppo del piano del Creatore nel mondo. Ma è rimasto un aggiornamento tipico.Espressioni massime della generosità verso il mondo sono i Decreti sullo Ecumenismo, sui Rapporti colle Religioni non Cristiane. Questi Decreti non cambiano la verità, ma fanno aprire cuore e braccia all’amplesso, alla comprensione, al riconoscimento del parziale bene, al servizio. Non interferiscono sulla Fede sempre accettata, rafforzano un costume, guidato dall’amore. Questi due Decreti non possono e non debbono essere interpretati faziosamente; il mondo ne ha già compreso il significato e l’aria ne è già alleggerita. Nel mond
diviso, già si sta facendo un consenso. Non guastiamolo! L’aggiornamento è tipico perché consiste in una maggiorazione di doveri. I Vescovi debbono avere il cuore aperto non solo ai problemi delle rispettive Diocesi, ma ancora a quelli della Chiesa Universale, i sacerdoti dovranno prepararsi e attrezzarsi per il molto più che domanderà ad essi il mondo, la istituzione dei seminari — che per nulla devia dalla linea tridentina — dovrà arricchirsi di tutta la conoscenza psicologica, i laici dovranno tutti essere apostoli perché il loro operato condiziona la riuscita di tutto l’apostolato, tutta la organizzazione cattolica deve iscrivere nei suoi programmi l’impegno ecumenico e deve rafforzare l’impegno missionario, ogni apostolato dovrà avere la valenza di un dialogo aperto a tutte le direzioni possibili e ragionevoli, l’ordine civile deve rispettare la libertà religiosa e quella di coscienza imponendosi limiti più chiari e più severi dato che una minore libertà — a causa della perfezione tecnica — diviene immediatamente una maggiore tirannia. La Chiesa stessa si è posto il problema di che cosa deve fare per venire meglio incontro alla società civile nelle difficoltà terrestri di quest’ultima… Io penso con pietà a coloro, i quali credevano che il Concilio avrebbe sciolte le briglie per una maggiore autonomia rispetto alle leggi del Cielo! La delusione deve essere stata molta se questo aggiornamento ha maggiorati i doveri di tutti!Il tipo di aggiornamento al nostro tempo rivela che questo è ritenuto più bisognoso di aiuto, più fragile, più pervaso da brividi preoccupanti, più necessitato ad avere rispetto del diritto naturale, giustizia, generosità, sacrificio, amore.Se si bada solo all’aggiornamento credo che si sbagli grosso nella interpretazione del Concilio; bisogna badare anche e soprattutto alla «tipicità» di questo aggiornamento.Realizzare l’unità dei cristiani, degli uomini e la pace.Può il mondo moderno realizzare la pace? La onesta convivenza nella quale gli uomini possano meglio pensare agli eterni destini? Il Concilio ha sentito la ponderosa perplessità della domanda. La insistenza nell’inculcare maggiori doveri, il suo ansito per la unione dei cristiani, premessa alla unione degli uomini nella luce del solo vero Dio e Salvatore, l’impegno di realizzare con larghe concessioni alle lingue volgari una più cosciente partecipazione al culto di Dio, la insistenza nello inculcare il rispetto tra gli uomini poggiato su più alti motivi (tale è il senso ultimo della difesa della libertà) indicano il pensiero del Concilio: il mondo dispone di un grande progresso materiale e di enormi strumenti per attuare un progresso culturale, ma è molto povero di quello su cui si edificano la unità e la pace.Talune insistenze del Concilio, che prese a sé potevano sembrare troppo umane e meno soprannaturali, avevano questa ragione; la visione cruda dei limiti in quei valori, che ai fini di un passabile ordine umano contano assai più dei ritrovati meramente scientifici e materiali.Insomma il Concilio si è sentito investito del problema del mondo, al quale deve portare Cristo ed ha sentito che per portare Cristo doveva occuparsi di questa umana propedeutica e a tutte le esigenze dell’amore e della pace.Il problema del mondo è che, mentre dimentica i suoi destini eterni, sta dissolvendo gli elementi semplici e genuini ai quali si sostiene la vita umana degli uomini, mentre analizza la materia nei suoi laboratori non si cura del fenomeno della sua anima, mentre spinge all’estremo il possesso di leggi fino a questo momento ignote chiude la elementare ragionevolezza cui sarebbe per sé irrimediabilmente legato. E così si è ridotto a vivere di spavento e di tristezza. Il Concilio ha portato il dito su questo punto cruciale, per cui si articolano unità e pace. In questo secolo si è levato solo. Tutte le spinte che potevano partire anche nel suo seno da difettosi intenti hanno servito per la Divina Provvidenza a fargli raggiungere il suo vero livello.Nel senso che il discorso sul quale il mondo tace, la diagnosi sulla quale è muto deve coraggiosamente continuare, non per saziare particolari appetiti ma per assolvere una missione storica, forse mai così evidenziata, il Concilio deve continuare.Quanto più si prende nozione del mondo, tanto più si capisce la fisionomia singolarissima di questo faticoso Concilio, che è stato lungo e travagliato, perché ha dovuto fare quello cui nessuno era abituato ed al quale moltissimi non avevano neppure pensato.***Dieci anni dall’inizio del II Concilio Vaticano(da «Renovatio» N. 4 – ottobre- dic. 1972)Il secondo concilio Vaticano è senza dubbio il fatto più grande della Chiesa nel nostro tempo e costituisce un evento determinante per l’umanità di oggi. Per questo non possiamo passare sotto silenzio il compiersi di un decennio dal suo inizio, ben sapendo che più la prospettiva si allontana meglio si vede e si comprende.Per questo è possibile fare una fermissima distinzione tra quello che è concilio e quello che concilio non è. In esso, infatti, l’elemento divino e l’elemento storico si sono mescolati e intrecciati. Le persone, il cui voto determinava le costituzioni e i decreti conciliari, erano le stesse che potevano avere opinioni particolari ed enunciare valutazioni discutibili. Era difficile distinguere: oggi è più agevole farlo.Il concilio, unito al suo capo, il papa, è la Chiesa docente; ha le garanzie divine che Gesù Cristo ha promesso alla sua Chiesa. Pertanto un concilio ecumenico considera e decide nell’ambito della fede. La fede contiene sempre l’apprezzamento, il rispetto, il fondamento della speranza. Tale considerazione è criterio teologico soprannaturale. Considerato non sul piano della cronaca ma della storia, il Vaticano secondo ha certamente una funzione provvidenziale.Nelle mani della Provvidenza, tutto il male deve servire a tutto il bene; analogamente, le debolezze degli uomini del concilio servono alla grandezza del concilio.I piani di Dio non sono oggetto della nostra immediata conoscenza. Però qualcosa è lecito dire, con cautelata prudenza, di questo Vaticano secondo. Esso ha certamente scosso quanto forse stava riducendo la Chiesa cattolica a comune storia dei fatti umani. Non dimentichiamo che la Chiesa è anche umana. Le esperienze acquisite, tra le vicende degli uomini, diventano quiete, sopore, inattività, anche se sono oneste e giuste. Lo stile mondano della convivenza umana può a piccole dosi, spesso inavvertibile, essere assunto, per osmosi, nell’ambito della vita ecclesiale. Orpelli e apparenze che sono da sempre lo sfogo dell’umana vanità, possono insinuarvisi. Il tutto con estrema naturalezza, senza che si avverta l’accomodamento, l’imitazione del mondo. Sentimenti, sfumature improprie, paure, possono, non meno delle passioni umane, influenzare, anche inavvertitamente, uomini che hanno importanza nella comunità ecclesiale. I pregiudizi del proprio tempo possono infiltrarsi nel costume di enti e di singoli religiosamente qualificati senza che questi ne avvertano il fondamento d’errore. L’assoluta necessità di difendere dottrina e costume ha talvolta impresso nell’azione ecclesiale verso avvenimenti storici nefasti alla Chiesa uno stile polemico e sospettoso, durato forse oltre i limiti giusti. Una grandezza della Chiesa sta nel fatto che Gesù Cristo l’ha lasciata a coesistere, a combattere, qualche volta subendoli, coi comuni guai dell’esistenza terrena.Contro tutto questo il concilio è stato un coraggioso, opportuno scossone. Noi non condividiamo affatto il complesso di colpa grazie al quale taluni appioppano ogni colpa alla Chiesa; siamo anzi convinti che una serena disamina storica distruggerà affermazioni ingiuste, ingiuriose o, comunque, esagerate. Ma l’evidenza ci dice che il Vaticano secondo costituisce, non un cambiamento, ma una purificazione ed un grande arricchimento per tutta la vita ecclesiastica.Per questo giustizia vuole che si abbia ammirazione per il coraggio di Giovanni XXIII nell’indire il concilio e per quello, non meno cosciente e sofferto, di Paolo VI nel continuarlo. Più si procederà innanzi e più si comprenderà che tutto rientra nel progetto divino per il tempo della Chiesa.Nel concilio erano coadunati più di tremila padri. La gran parte, anzi la quasi totalità come successori degli apostoli, vi sedeva per diritto. Erano, però, sempre uomini. Portavano con sé il loro temperamento, il loro passato, la loro responsabilità, i loro punti di vista su materie che ritenevano, talvolta a torto, talvolta a ragione, essere opinabili.I presenti si sono aggirati quasi sempre tra i 2200 e 2300. Cinquecento hanno parlato: un sesto. I cinque sesti hanno rappresentato la saggia prudenza silenziosa, che ha deciso nel voto. Accanto a una minoranza che mirava a soluzioni ardite e forse troppo avanzate, un’altra minoranza anche più ridotta che intendeva tutelare i diritti della tradizione divina, nonché i diritti della tradizione e della disciplina ecclesiastiche. Noi siamo convinti che tutti abbiano agito in perfetta buona fede e che abbiano egualmente contribuito alla riuscita del concilio.Chi non avesse avuto la piena fede nelle promesse fatte da Cristo alla Chiesa, avrebbe potuto temere che l’immensa assembla, protratta per quattro anni, avrebbe in qualche momento sbandato. Questo forse sarebbe accaduto se la Chiesa non avesse una divina garanzia. Ma l’ha e pertanto non accadde: il concilio finì col consenso: due soli schemi conciliari ebbero una settantina di voti negativi, piccola entità di fronte alle migliaia di voti positivi. L’unanimità del secondo concilio Vaticano testimonia la divina assistenza sulla Chiesa. Nessuna assemblea umana di quella mole — se si eccettuano i regimi di completa oppressione nel voto — sarebbe finita così.Ci fu polvere attorno al concilio, ma non era il concilio. Il concilio arrivava fin dove arrivavano i successori degli apostoli uniti al papa, più i pochi ammessi al voto per diritto ecclesiastico. Il concilio né esiste né ha responsabilità oltre questo limite. La visione storica del grande avvenimento ci obbliga a tenerne conto. Taluni commentatori, non pochi, pensarono che la filosofia e lo «spirito moderno», inteso nel senso più laico della parola, avrebbero costituito la nuova dimensione o meglio «l’inveramento del cristianesimo». Sbagliarono, furono irritati, delusi, fecero per anni finta di credere che il concilio avesse dato loro ragione. Gridano ancora, come i sacerdoti dileggiati dal profeta Elia.Una diffusa illusione fu che il mondo «moderno» fosse totalmente positivo e dovesse essere, così com’è, recepito nel cristianesimo, quasi iniezione corroborante e vitale. Sbagliarono e non si accorsero che la questione andava decisamente rovesciata: se il mondo moderno si vuole salvare deve recepire Cristo. Dagli ecologi alle prèfiche di tutti i drammi politici, economici, sociali, tutti piangono e temono, mentre l’evangelizzazione resta la prima necessità, che urge per la pace e per una sopportabile convivenza dei popoli. L’insicurezza del nostro tempo, punteggiata negli anni sessanta da ingenue e talvolta violente forme di contestazione soprattutto giovanile, ha come dimensione permanente il rifiuto di un mondo chiuso in un orizzonte produttivistico e consumistico, che non offre significato alla vita e alla storia.Non mancò un’altra illusione, nella quale furono travolti forse più sacerdoti che laici, più teologi che parroci: per costoro il concilio rappresentava la «conversione» della Chiesa alla cultura moderna, pura e semplice, il rovesciamento agognato del Sillabo di Pio IX. Si trattò di una tempesta «a tavolino»; ma resta tuttavia un fatto grave ed un disorientamento degli spiriti. Questi illusi degli anni sessanta sono smentiti dagli anni settanta. In questi anni la cultura, che possiamo chiamare post-moderna, mette gli accenti sulle ombre. I tecnologi annunciano la drammatica possibilità di una pausa nella crescita tecnologica ed hanno il coraggio — non sappiamo se giustificato — di annunciare un prossimo venturo medio evo. Certo non tutti potranno comperare tutto, quando tutto il mondo (… terzo, quarto) sarà diventato un mercato di produzione. Il Massachussets Institute of Technology annuncia che il progresso economico deve ridurre se stesso se vuol salvare le basi naturali della vita umana. Il problema di salvare l’«umanità», ossia il «carattere umano» della vita, supera le formulazioni tradizionali dei problemi sociali. Taluni di questi, in tale prospettiva, rischiano di sembrare obsoleti. Le ideologie politiche appaiono ormai una sopravvivenza del passato.Gli illusi — perché non chiamarli col loro nome? — vogliono, a qualunque costo, fare del nuovo e sfoderano teologie e cristologie risolutive. In realtà ripropongono nel secolo ventesimo l’arianesimo, il sabellianesimo, l’adozionismo, il nestorianesimo, il monarchismo, la pneumatomachia: cose tremendamente vecchie ed inutili, seppellite dalla storia per secoli. Di nuovo c’è lo sforzo di tradurre in termini teologici i temi della libertà sessuale. Stanchi di stare in Chiesa, stanchi di respirare l’aria del Cielo, molti sono usciti fuori a respirare l’aria purissima delle strade moderne. E’ meglio rientrare in Chiesa e non attendere per far questo di essere costretti, come figliol prodigo, a mangiare ghiande.***ARCHIVIO STORICO ISTITUTO LUCE1957 – Roma – Commemorazione di Papa Innocenzo XI.http://www.archivioluce.com/archivio/jsp/schede/videoPlayer.jsp?tipologia=&id=&physDoc=41324&db=cinematograficoCINEGIORNALI&findIt=false&section=/1957 – Roma – Conclusione del Congresso dell’Apostolato Laico.http://www.archivioluce.com/archivio/jsp/schede/videoPlayer.jsp?tipologia=&id=&physDoc=41557&db=cinematograficoCINEGIORNALI&findIt=false&section=/1961 – Roma – I 70 anni della Rerum Novarumhttp://www.archivioluce.com/archivio/jsp/schede/videoPlayer.jsp?tipologia=&id=&physDoc=36377&db=cinematograficoCINEGIORNALI&findIt=false&section=/1961 – Torino – X Congresso Nazionale dell’UCID.http://www.archivioluce.com/archivio/jsp/schede/videoPlayer.jsp?tipologia=&id=&physDoc=36409&db=cinematograficoCINEGIORNALI&findIt=false&section=/1964 – Napoli – XI Congresso nazionale dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigentihttp://www.archivioluce.com/archivio/jsp/schede/videoPlayer.jsp?tipologia=&id=&physDoc=43676&db=cinematograficoCINEGIORNALI&findIt=false&section=/

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