Newsletter n.60 Cardinal Giuseppe Siri

Genova il Card. Giuseppe Siri celebrava sempre con grande fervore la solennità della Nascita di S. Giovanni Battista, le cui reliquie sono conservate nello stupendo altare del Santo nella cattedrale genovese. Di seguito riportiamo la sua omelia durante la Santa Messa per tale festa, pronunciata il 24 giugno 1982.Per accompagnare le prossime settimane estive vi offriamo anche due meditazioni sulla Santa Messa, tenute dal Card. Siri in due corsi di esercizi spirituali ai volontari della “Pro Civitate Christiana”di Assisi.Ci pervengono richieste circa il volume “Getsemani”. Al riguardo, ci si può rivolgere alla Fraternità della Santissima Vergine Maria (Comunità Jesus Sacerdos et Rex, Via Fidanza 62, 01022 Bagnoregio (VT) – [email protected]).Rinnoviamo a tutti coloro che hanno scritti, immagini, registrazioni, video sul Cardinale o vogliono far conoscere una loro testimonianza su di lui, l’invito a darne notizia al nostro sito, scrivendo a [email protected]*****NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTAGenova, Cattedrale di San Lorenzo, 24 giugno 1982Del solo Giovanni Battista, nostro Patrono, del quale oggi celebriamo la solennità, oltre che di Cristo, il Vangelo narra la nascita. È uno dei pochissimi personaggi, contando quelli dell’Antico Testamento e del Nuovo, del quale Dio ha disposto fosse preannunciata miracolosamente la venuta in questo mondo. Il Vangelo letto narra della nascita di San Giovanni Battista: faccio notare che la divina Liturgia celebra la nascita solo di Gesù Cristo, della Madre Sua la Vergine Santissima, e di San Giovanni Battista.È necessario rilevare questa singolarità. La sua nascita — ne abbiamo il resoconto dettagliato, di cui solo una parte è stata letta ora dal Vangelo di San Luca — è tutta ingemmata di miracoli. L’annuncio dato al padre nel tempio, il padre incredulo perché era già lui e sua moglie in un’età in cui non potevano avere figli, colpito dall’incapacità di parlare, in castigo o in ammonizione almeno per la sua incredulità. La stessa nascita di Giovanni Battista, il fatto che la madre, senza aver potuto conoscere questo dal padre diventato muto, sceglie il nome segnato da Dio. Ma, soprattutto, l’epilogo del racconto: il padre, ripieno di Spirito Santo, intona il canto del Nuovo Testamento, il Benedictus. Ancor oggi, in tutto il mondo, le persone obbligate alla recitazione del Divino Ufficio delle Ore, all’alba devono ripetere questo Cantico. Siccome, nella nascita di San Giovanni Battista, i miracoli si ammirano — ma noi non li possiamo ripetere — è giusto che in questa nascita si cerchi quello che possiamo imparare a nostra edificazione.Ora, la cosa stupenda è proprio che il padre di Giovanni, ripieno di Spirito Santo, intona il primo Cantico del Nuovo Testamento: il Benedictus. E dobbiamo imparare che cosa dice questo padre di tutta questa corona di cose prodigiose che fa parlare tutta la campagna di Giudea. Giovanni Battista è nato ad Ain Karim, in un villaggio vicinissimo a Gerusalemme, dove ancora oggi si ha memoria della sua casa e del cantico declamato dal padre.Che cosa dice il padre in occasione della nascita di Giovanni Battista?Annuncia solennemente la redenzione, annuncia il carattere di predecessore di questo figlio, e questo appartiene alla storia. Che cosa domanda che faccia questo figlio? Che illumini la mente di coloro che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte, ma annuncia qualcos’altro, ed è quello sul quale attira la nostra attenzione.Che cosa accadrà in quest’epoca di redenzione che si apre con la nascita di Giovanni il Battista? Questo: che la salvezza verrà dai nostri nemici. Troppi dimenticano questo che viene solennemente nella nascita di Giovanni Battista. Ed è importante, perché è questo enunciato che dice che tutto il male che accade nel mondo Dio lo piegherà a servire alla salvezza degli uomini. Molti uomini iniqui, delinquenti, per non dir di peggio, credono di fare e di attuare i loro disegni, ma alla fine – se ne accorgano, non se ne accorgano, non ha importanza- serviranno al piano di Dio. E questa è la speranza che ci sorregge, annunciata da Dio in questo giorno contro la visione del male, che talvolta tende a sopraffarci in questo mondo.Ma c’è un altro annuncio nel Benedictus, perché senza timori, senza timori, liberati dalle mani dei nostri nemici, possiamo servire Lui, Dio; è la traduzione fedele. Perché rimane il timore? Rimane il timore, perché quando non si vive uniti a Dio, almeno a Lui ricorrendo l’uomo, e a lui pensando, tutte le cose che noi non dominiamo e non possiamo dominare, siano esse nell’ordine naturale, siano esse conseguenze delle colpe e dei delitti degli uomini, ci fanno paura e prendono un aspetto minaccioso sul corso della nostra vita. Il timore c’è in questo mondo per coloro che non si sentono di avere Iddio alle spalle, perché noi abbiamo dato il cuore a Dio e la mente, il più sovente possibile, al pensiero di Lui. Il timore rende affannosa la vita di tutti, soprattutto di quelli che hanno desiderato il potere e gli agi; si direbbe che nessuno di loro dorme tranquillo. Imparino a ragionare con Dio e sarà passato il timore della loro vita. Se tra quelli che ascoltano c’è qualcuno che per un motivo o per l’altro vive di timore, esamini che il timore non sia conseguenza dei suoi difetti, prima di tutto, e riconosca umilmente e chieda perdono a Dio, poi si getti nelle braccia del Padre che sta nei cieli e non avrà timore, perché la Divina Provvidenza non ha dimenticanze: permette che il cielo si faccia nuvoloso per coloro che non sapendo interpretare la luce, almeno imparino qualcosa dalle tenebre e dal loro dolore.Così sia. Sia lodato Gesù Cristo.***La Messa(dagli esercizi spirituali “Nostra conversatio in caelis est”)La SS. Eucaristia ci interessa, oltre che come presenza reale – e questo è fondamentale certamente – come Sacrificio della Messa. Perché nel momento stesso in cui per la transustanziazione Gesù Cristo diventa presente, in luogo della sostanza del pane e del vino che cessano e che sono transustanziati, in quello stesso momento avviene l’offerta del S. Sacrificio.Ora noi dobbiamo discorrere di questo e cercare di capire, per quanto ci è dato, il divino pensiero che sta in questo santo Sacrificio, e ciò che in tutto questo si viene disegnando, perché noi avremo una ragione di più per capire come la conversatio nostra debba essere in caelis. Come e perché l’Eucaristia è Sacrificio? Per questi motivi. Le parole che ha usato Gesù Cristo nella istituzione – offertur, effunditur, ecc. – sono tutte parole di carattere sacrificale. E poiché vengono riferite a ciò che teneva nelle mani, e precisamente il calice, evidentemente il carattere sacrificale è predicato di quello. E pertanto la rinnovazione dell’Eucaristia ha evidentemente carattere sacrificale. Del resto la profezia di Malachia era sufficientemente chiara a questo proposito, ed è singolare come nell’Antico Testamento il gesto di Melchisedec, che aveva offerto il pane e il vino, venga ritratto. E’ da credere che gli stessi che hanno ritratto questo gesto forse non abbiano capito che cosa dicessero, che cosa scrivessero, ma l’hanno detto e l’hanno scritto. Davide stesso nel celebre salmo « Dixit Dominus », il primo dei Vespri della domenica, ha dovuto dire che il sacerdozio del Messia era secondo l’ordine di Melchisedec. E Malachia aveva dovuto riprendere lo stesso tema.Nella Chiesa primitiva noi vediamo che si pra­ticava così, col concetto sacrificale. E basta esaminare il testo già citato di S. Paolo (1 Cor. capp. 10 e 11) per rendersene conto. Nel primo tempo della Chiesa bisogna ritenere, almeno fino alla metà del secondo secolo, che la Messa-Sacrificio era chiamata con un titolo solo: «fractio panis». E allora, se si accetta questa nomenclatura, come parrebbe storicamente doversi accettare, bisogna dire che la narrazione di Luca dell’incontro di Gesù coi due discepoli di Emmaus, ripresenti un’ altra volta l’offerta del Sacrificio, la prima compiuta, il giorno di Pasqua, dopo la istituzione. Il carattere sacrificale della S. Messa, dell’Eucaristia, lo troviamo pure ampiamente descritto nella I Apologia di San Giustino dove egli, dovendo rispondere alle accuse che sono sporte agli imperatori – di fabulae oedipeae, di comestiones tiesteae – a proposito delle adunanze dei cristiani, espone tutto, fatto e dottrina della S. Messa. E’ evidente dunque che tanto nella letteratura neotestamentaria come nell’interpretazione data dalla Chiesa Apostolica e nell’uso dei primi tempi cristiani la S. Messa appare chiaramente avere carattere di sacrificio.Forse non è male ricordare che cosa voglia dire sacrificio. Il sacrificio è un’offerta fatta a Dio di qualcosa in testimonianza del suo supremo dominio. La logica del sacrificio è questa: tu sei padrone di tutto, dovremmo restituirti tutto, dobbiamo riconoscere che tu sei padrone di tutto; noi non possiamo offrirti il mondo, perché non lo possiamo prendere nelle mani; non possiamo neppure offrirti la nostra vita, perché per prendere la nostra vita e offrirtela, noi dovremmo passare sopra un tuo precetto che ce lo impedisce. E allora, per simboleggiare l’offerta che ti facciamo di tutte le creature, Signore, noi ti offriamo questo. Qualche cosa ti offriamo. Il concetto di sacrificio è tanto vero che noi lo troviamo, con questo preciso significato, sia pure mescolato anche con altri elementi di contaminazione, presso tutti i popoli. E’ dell’anima umana prendere qualche cosa per dimostrare che si vorrebbe prendere tutto, con questo poco dare tutto a Dio, restituire tutto a Dio, riconoscendo con questo esser lui supremo Signore e supremo Ordinatore perché Creatore. E’ cosa che è stata sentita sempre e dovunque, ed è necessità dell’anima umana, è necessità della storia, dalla quale non si può prescindere. Il sacrificio è necessario alla vita spirituale degli uomini.Piuttosto noi possiamo domandarci come è sacrificio l’Eucaristia ; cioè come il fatto di ritornare Gesù Cristo presente sotto le apparenze del pane e del vino sia sacrificio. E questa domanda non riguarda tanto 1′ affermazione teologica quanto l’ esplicazione teologica. A ogni modo, prima di rispondere secondo quella che sembra la migliore esplicazione teologica, è necessario ricordare come la Lettera agli Ebrei affermi l’unità del sacrificio. E’ uno solo il sacrificio; non due, non tre, non infiniti. E allora è necessario ammettere che questo sacrificio che si compie nella transustanziazione eucaristica sia da riportarsi al primo eterno sacrificio di Gesù Cristo, quello compiuto sul Calvario, sicché la Messa non sia un nuovo sacrificio, ma sia una «nuova offerta» dell’antico sacrificio. Se noi dovessimo interpretare diversamente, non potremmo certo spiegare come nella S. Scrittura si abbia, con tanta veemenza e tanta forza, l’affermazione dell’unicità del sacrificio.E l’esplicazione teologica che più di tutte le spiegazioni viene a dare la visione semplice, armoniosa di tutti gli elementi che noi sappiamo teologicamente certi è questa : Gesù Cristo ha voluto che col fatto della transustanziazione si rinnovasse perennemente l’offerta del primo sacrificio della Croce, del quale, è certo, la Messa ha carattere rappresentativo e rinnovativo. Gesù Cristo ha dato quindi positivamente al fatto della transustanziazione – egli poteva farlo, perché molte cose sono non di diritto naturale ma di diritto positivo divino – questo valore: non solo di commemorare, ma di rinnovare l’offerta di quel primo sacrificio. Così il sacrificio rimane sempre unico, e la sua rinnovazione lo propaga in altrettanti atti attraverso lo spazio e attraverso il tempo fino alla fine dei secoli. Sicché il sacrificio, che è sempre una offerta fatta a Dio, lo si fa in quanto l’atto che si compie pronunciando le stesse parole di Gesù Cristo ha il valore di ripetere una nuova volta l’offerta di quel primo sacrificio, l’offerta che egli ha fatto di sé in croce all’Eterno Padre per la redenzione del mondo.E così noi sappiamo cosa è il Sacrificio. Ma in questo sacrificio, appunto perché c’è la stessa vittima, Gesù Cristo che è Dio, appunto perché è la reiterata offerta del primo eterno e infinito sacrificio, noi dobbiamo ritenere essere infinito il valore di questa nuova offerta, infinito e capace di infinite cose.L’applicazione di questo valore in grazia avverrà non in modo infinito, e questo è ovvio, perché se l’applicazione avvenisse in modo infinito, basterebbe una sola volta. Se invece c’è una ripetizione e se Dio vuole la ripetizione indefinita di questo sacrificio fino alla fine dei tempi – l’aveva detto del resto, in qualche modo, e l’aveva fatto intendere lo stesso profeta Malachia – allora significa che, essendo il valore di questo sacrificio della Messa infinito, l’applicazione che ne viene fatta agli uomini non è infinita; potrà essere dilatabile all’ infinito, secondo che concorrano le cause che possono provocare l’aumento di questa dilatabilità, ma non è infinita l’applicazione agli uomini, e pertanto è necessario ripetere; pertanto è meglio dire due Messe che una; è meglio dirne cento che una, è meglio che noi sentiamo più Messe che una. E voi comprendete come sia di particolare grazia per voi se, mentre si celebra in questa cappella all’altare maggiore, la S. Messa viene anche celebrata negli altari minori, perché voi potete unirvi all’offerta non di un S. Sacrificio, ma ben di tre SS. Sacrifici, il che aumenta, nella stessa unità di tempo, la capacità di ciò che potete ricevere dal Signore per il bene e l’elevazione dell’anima vostra.Ora dobbiamo vedere qualche altra cosa. Qual’è stata l’intenzione di N. S. Gesù Cristo? Un elemento che salta agli occhi, perché lo ha detto lui con una esplicitezza singolare, è che questo Sacrificio deve sempre, fino alla fine dei tempi, ricordare agli uomini il sacrificio della croce. E’ sacrificio commemorativo del sacrificio della croce. Perché noi pensassimo al sacrificio della croce, vi fossimo logicamente obbligati, Gesù Cristo ha istituito la S. Messa; l’atto più grande. Io lascio a voi di giudicare che sorta di invito sia questo: di pensare, durante la vita, e avere come punto di riferimento delle proprie volizioni e delle proprie azioni il sacrificio della croce, cioè Gesù Cristo crocifisso. Perché? Perché questa caratteristica della Messa l’ha detta lui, non la deduciamo noi. Non si tratta di una esplicazione o deduzione teologica; si tratta di una affermazione fatta direttamente da lui – S. Paolo l’ha ricordato in chiarissimi termini nel cap. 11 della Prima Lettera ai Corinti. Io vi chiedo se potete avere l’impressione che la vostra vita metta al centro come si conviene la Passione di Gesù Cristo. E lascio a voi giudicare se vi accorgete che 1′ Eucaristia, nella vostra vita, come è di positiva istituzione divina, serva a riportarvi alla Croce. Vedete l’orazione che si canta sempre prima della benedizione. E’ esatta, è perfetta, l’ha fatta S. Tommaso: «Deus qui nobis sub sacramento mirabili Passionis tuae memoriam reliquisti, tribue, quaesumus, ita nos Corporis et Sanguinis tui sacra misteria venerari, ut Redemptionis tuae fructus in nobis iugiter sentiamus». Vi prego di interrogare la vostra coscienza: se la devozione eucaristica è dello stampo che ha avuto nell’ Evangelo da Gesù Cristo, cioè se è un mezzo per portare mente, considerazione, orientamento, anima alla Croce. Io penso amaramente che mentre Gesù Cristo ha fatto di tutto perché nella mente degli uomini soprattutto rimanesse l’idea del suo eterno sacrificio, molte anime pie fanno di tutto per farlo dimenticare. Questa Croce! E che cosa ci lasciano allora? Che sorta di scentramenti possono accadere anche tra la brava gente! Lo scopo dell’Eucaristia è anzitutto commemorativo del sacrificio della croce. E pertanto non è pietà eucaristica che sia adeguata all’orientamento evangelico quella che non è intimamente, e di natura sua, e sempre col legata con la devozione e la memoria della Croce e della Passione di N. S. Gesù Cristo.Allora si capisce perché il più grande libro che sia stato scritto sotto il sole, dopo la S. Scrittura, e cioè l’Imitazione di Cristo, dica chiaro e tondo, senza complimenti: «necesse est semper in meditatione Passionis Domini nostri lesu Christi immorari» ; è necessario restare sempre nella medi­tazione della Passione di N. S. Gesù Cristo.Avete inteso dove ci porta la considerazione del S. Sacrificio della Messa? Sempre là! Guardate che una auscultazione liturgica della Messa o una unione liturgica alla S. Messa è perfettamente scentrata se pensa a tutto, parla di tutto, si occupa di tutto e non si accorge del più, che è la rinnovata offerta della Passione e morte di N. S. Gesù Cristo, cioè del sacrificio della croce del quale la Messa è rinnovamento applicativo. Questo è chiaro nella volontà di Nostro Signore. Abbiatelo sempre presente, per avere una devozione robusta e non molle. Capite che con una devozione che attraverso l’Eucaristia, giusto centro della nostra vita voluto da lui, da N. S. Gesù Cristo, continua l’idea della Passione e della croce, si acquista spiritualmente una spina dorsale. E allora gli elementi dei quali si compone la vita spirituale non rimangono sparsi, legati come da una catenina e flessibili a ogni tocco: gli elementi si raccolgono e fanno veramente una spina dorsale all’anima, una di quelle spine dorsali che sanno sostenere tutta l’impalcatura, che non piegano al più piccolo alitar di vento e che possono portare veramente, senza alcuna teatralità, all’eroismo vero e completo della virtù, alla santità.Così ha fatto l’impostazione N. S. Gesù Cristo. Questo si vede. Ma si vede dell’altro. E perché ha voluto che il S. Sacrificio, il primo, fosse sensibilizzato così attraverso tutti i tempi? Sensibilizzato, perché lui ritorna a compiere l’offerta, lui, eterno sacerdote. Perché lui è fisicamente presente; perché è fisicamente presente lo stesso corpo e la stessa anima che furono straziati sulla croce. Perché l’ha voluto presente così, facendo che nella stessa separazione del pane e del vino fosse sufficientemente richiamata ai fedeli la separazione tra il Corpo e il Sangue suo versato sulla croce per la salvezza del mondo? Perché l’ha voluta, questa presenza, fisicamente obiettivata come è sostanzialmente ripetuta nel valore infinito e nella indefinita applicabilità a tutti gli uomini, al mondo intero, agli offerenti della Messa, al celebrante della Messa, a quelli che più direttamente vi si uniscono, che pertanto, con una più diretta unione, aumentano l’applicabilità della stessa? Perché ha voluto questo? Perché non ha fatto tutto in una volta, là, sulla croce, e basta? Perché ha rispettato che noi siamo fatti di anima e di corpo e che, se con l’anima possiamo congiungerci a tutti i tempi e anche a un punto nel tempo lontano, impastati come siamo di anima e di corpo, abbiamo bisogno della sensibilizzazione e ripetizione; perché il S. Sacrificio fosse in mezzo alla nostra vita e la nostra vita potesse disporsi intorno a quella come centro.Guardate, la Chiesa ha messo tutto intorno alla Messa, tutto. Voi sapete che tutti i sacramenti sono in qualche modo collegati con la S. Messa. Lo stesso battesimo – lo si dà tutto l’anno per non lasciar aspettare le anime a diventare cristiane – ma nella forma solenne, nel momento solenne in cui ufficialmente, grandiosamente lo si amministra, è incluso nella celebrazione vigiliare del Sabato Santo, è unito alla Messa. E là è al suo posto, al Sabato Santo. Tutti i sacramenti sono più o meno congiunti con la S. Messa e le stanno dintorno; tutta l’ufficiatura divina, l’ufficiatura notturna come l’ufficiatura diurna, gira intorno al S. Sacrificio e prende l’avvio dal S. Sacrificio e dalle commemorazioni che si faranno nel S. Sacrificio. Gesù Cristo ha voluto che fosse in mezzo allo spazio, in mezzo al tempo, in mezzo ai fatti. Perché ha voluto essere in mezzo? Soltanto perché siamo impastati di anima e di corpo? No. Perché fosse chiaro che lui è in mezzo a tutte le ragioni che si agitano nel sotterraneo della storia e del mondo, è in mezzo a tutto!Che cosa accade quando si sta celebrando la S. Messa? Il S. Sacrificio, qualunque Messa ha un effetto di portata universale e riguarda tutto il mondo. Poi ha anche una applicabilità di carattere particolare, aumentabile secondo le disposizioni e le circostanze dei celebranti e di coloro che vi si uniscono. Ha una valenza della quale dispone soltanto il sacerdote celebrante, come strumentale offerente, in luogo e in vece di Gesù Cristo, primo sacrificatore ed eterno Sacerdote. E di quello dispone lui solo, e ne dispone secondo la sua volontà: è ciò che legittima l’applicazione della S. Messa. C’è quello che va al sacerdote; c’è quello che va ai fedeli che in qualunque modo e a diverso titolo si uniscono a lui e che hanno cooperato alla celebrazione, si sono uniti fisicamente o spiritualmente alla celebrazione; a coloro che hanno concorso alla costruzione della chiesa, alla bellezza dei paramenti, allo splendore della divina liturgia. Tutti concorrono: quelli che cantano, quelli che suonano, quelli che servono. Ma riceve tutto il mondo; tutto il mondo riceve da ogni rinnovazione del Sacrificio della croce. Il mondo non si trova mai unito, mai; si mette insieme poco anche quando si riuniscono i quattro Grandi ! Ma il mondo è unito sempre e continuamente in un punto solo: nell’offerta del S. Sacrificio.Ora io vi prego di guardare tutta questa architettura un po’ da lontano. Che cosa si scopre mettendo insieme quello che vi ho detto parlando della presenza reale dell’Eucaristia e quello che vi ho detto parlando del S. Sacrificio della Messa? Si scopre questo: un altro mondo, un mondo intero, intero! Perché si vede Iddio vicino agli uomini. Dio è vita, Dio è l’Atto eterno, e nell’Eucaristia «cum hominibus conversatus est». Dio è l’Atto divino, è la divina vitalità accanto a questa nostra storia! Come se ci separasse soltanto un velo, e difatti ci separa soltanto un velo, e al di là del velo, che sono le apparenze, c’è questa divina vitalità, accanto a noi, per noi, accanto a questa nostra storia. E’ una cosa più grande del mondo, che oltrepassa i confini del tempo e dello spazio, i confini e i destini di tutti gli uomini. Accanto a noi, un altro mondo!Noi avremmo una singolare impressione se dovessimo dire che al di là delle mura di questa cappella, proprio fuori di queste mura c’è il Parlamento del mondo che sta trattando per decidere se si fa la guerra o se si fa la pace. Avremmo la sensazione di essere separati da un nonnulla, un muro, da un avvenimento di portata storica. Ne avremmo freddo nelle ossa, perché si potrebbe decidere la guerra. Ah! quello che sta al di là di un semplice velo, nell’Eucaristia, è immensamente più grande ! E guardate ciò che si vede. Chiudete un momento gli occhi. Mentre si celebra la S. Messa, tutto il mondo riceve qualche cosa da questa celebrazione. Mi provo a seguirlo. Dove arriva? Ecco, in chissà quale continente, infinite anime in questo momento avranno in sé stesse una vibrazione che non avevano prima: avranno qualche cosa nel loro subcosciente che non c’era prima; e qualche cosa là dove potrebbe anche sembrare deserto assoluto si agiterà una vitalità nuova. Perché? Perché qui si è aperta una sorgente, qui si sta celebrando la Messa. Piccola cosa, forse, quello che potrà essere registrato, ma grande nella mano divina che l’opera. E dappertutto. Però, piccola o grande che sia, forse è l’inizio di tutto un diagramma che va all’eternità; l’inizio di una storia; principio, nucleo di una forgiatura di destini! Come se la terra ribollisse; come se fosse dato di costatare visivamente quello che, per essere stemperato nel tempo, noi non fissiamo altro che con la fotografia paziente: la terra che si apre e che lascia venir fuori il germe che si sviluppa, che tende verso l’alto, verso la luce, e poi sboccia.Noi vediamo dell’altro: un altro mondo, oh, infinitamente più cosciente, infinitamente più saggio, infinitamente più ordinato e buono, completamente fatto di dono e di amore; un altro mondo che decide di tutto quello che di bene si fa in questo; un altro mondo che noi tocchiamo con le mani attraverso un velo. Perché noi possiamo prendere nelle mani il Corpo del Signore Nostro Gesù Cristo, e anche quelli che non lo possono prendere nelle mani lo accolgono sulla propria lingua, in sé stessi, e mangiano il suo Corpo e il suo Sangue. Si vede questo. Riflettete che sorta di spettacolo!C’è stata una grande mistica del XIII secolo, S. Matilde, che ebbe una caratteristica nei doni carismatici dei quali venne favorita, e la Chiesa non ha mai trovato nulla da dire su quanto essa ha scritto. La santa, normalmente, almeno per un certo tempo, assistette durante la celebrazione dei Santi Misteri a ciò che accadeva nel mondo di Dio in ragione della celebrazione della S. Messa alla quale essa assisteva. E’ stupendo leggere le visioni di S. Matilde, perché – a parte i dettagli coi quali i concetti spirituali vengono rivestiti: i concetti spirituali nella visione debbono diventare visivi e pertanto rivestiti con pezze che abbiamo nel nostro mondo per renderli traducibili e intelligibili – si ha il concetto di tutto un altro mondo, ben più importante di questo, ben più decisivo di questo, perché le decisioni si fanno là! Là dove si perdona e là dove si purifica veramente; là dove Gesù Cristo paga per quelli che non sanno o non vogliono o non possono pagare. Là si decide della pace o della guerra; là si decide se la valanga di sangue ci dovrà investire o se invece il sole dovrà continuare a splendere glo­rioso sulle vicende umane. Là si vede tutto questo.Vedete che cos’è la conversatio nostra in caelis? Ora siamo arrivati veramente a un punto conclusivo. Cos’è questa conversatio? E’ l’avere sempre nella mente la visione di quello che sta al di là dei veli. Allora si sta in ciclo, per quanto è concesso agli uomini. La visione di questa o di quest’altra storia, di quest’altro mondo, di quest’altra forza, di quest’altra vita è reale, reale al di là dei veli.Conversatio nostra in caelis. Voi comprendete ora il significato che hanno questi Esercizi e che vogliono lasciar stampato nelle anime vostre!***La S. Messa(dagli esercizi spirituali “Il nostro itinerario con Gesu’ Cristo”)Discorriamo della S. Messa. Veniamo così più direttamente al tema eucaristico.L’Eucaristia nasce nel sacrificio e dal sacrificio. Notate che questa è una affermazione importante. E perché? Perché la presenza reale di Nostro Signore sotto le apparenze del pane e del vino si attua nel momento in cui si offre il sacrificio. La consacrazione costituisce il sacrificio, perché la Messa è un sacrificio. Perché il mistero eucaristico della consacrazione e di quanto vi è connesso è un sacrificio? Perché Gesù Cristo consacrando nell’Ultima Cena ha usato parole sacrificali, indicative del sacrificio. Perché S. Paolo, ripetendo la narrazione dell’istituzione nel cap. 11 della prima Lettera ai Corinti, ha usato parole che indicano il sacrificio. Perché la divina Tradizione, fin dall’inizio, come ne fanno fede i testi che arrivano fino all’età apostolica, ha ritenuto sempre sacrificio la S. Messa.E’ un sacrificio. Questo vuole dire che, siccome è in quel momento che Gesù Cristo diventa presente, quando si offre e si consuma il santo sacrificio, 1′ Eucaristia nasce dal sacrificio. Questo basti a farvi intendere che non si può separare assolutamente, mai, 1′ Eucaristia dal carattere sacrificale. Ecco perché la più perfetta orazione che sia stata mai scritta a proposito dell’Eucaristia – fu scritta da S. Tommaso d’Aquino, e ritengo non ci possano più essere dubbi oggi – è l’orazione che si canta sempre dopo il Tantum Ergo prima della Benedizione col SS. Sacramento: «Deus, qui nobis sub sacramento mirabili passionis tuae memoriam reliquisti…», il che basta a stabilire che per ragione nativa, originaria, costitutiva, l’Eucaristia parla e parlerà sempre del sacrificio della croce.Come attua questo sacrificio? Che lo è, è una verità di fede, il come appartiene alla spiegazione teologica. A noi interessa che lo è, il come è cosa secondaria. Tuttavia possiamo dirne qualche cosa. Tenendo conto del fatto che è un sacrificio rappresentativo e commemorativo della croce, come ha detto Gesù stesso al momento della istituzione, quindi tenuto conto che vi deve essere un rapporto tra quello che si vede esternamente e quello che fu il sacrificio della croce, la migliore spiegazione teologica parrebbe quella di ritenere che il fatto della costituzione sotto le due specie separate, che evidentemente rappresentano la separazione tra il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo avvenuta in croce, fatto esterno ma dimostrativo della consumazione del sacrificio, verifichi la ragione del sacrificio. Ma ritorno al punto di partenza, perché è quello il peso dell’argomento di questa meditazione: la S. Messa è un sacrificio, l’Eucaristia pertanto nasce dal sacrificio.Veniamo a un secondo punto. La S. Messa è sacrificio legato al sacrificio della croce. Vediamo come è legato. Lo ha detto N. S. Gesù Cristo: è memoria del sacrificio della croce, quindi ha carattere rappresentativo, raffigurativo, commemorativo, per le parole stesse del Divin Salvatore che si ripetono sempre nella consacrazione. Il sacrificio della croce quindi è stato, non certo per spiegazione teologica ma per divina parola, indicativa, chiara e netta, rapportato al sacrificio della croce. Come è rapportato? E’ rapportato in modo per cui non abbiamo due sacrifici ma uno. L’unità del sacrificio è chiaramente affermata da S. Paolo nella Lettera agli Ebrei, insieme con il carattere eterno di quel primo sacrificio, del quale dice: «Cristo è entrato col suo sangue nel tabernacolo, avendoci procurato una redenzione eterna». Ne abbiamo abbastanza per capire la unità del sacrificio, la unità cioè che esiste tra il sacrificio dell’altare e il sacrificio della croce. E siccome è quello della croce che tutto ha consumato, tutto ha ottenuto, tutto ha redento il mondo, e su questo punto la S. Scrittura è ben netta, specialmente nella Lettera agli Ebrei, dobbiamo ritenere che il sacrificio della Messa, che costituisce un solo sacrificio col sacrificio del Calvario, non solo è rappresentativo e commemorativo di quello, ma è rinnovativo e applicativo di quello.A questo punto noi possiamo domandarci in che modo è applicativo e rinnovativo di quello. E allora la spiegazione migliore che, tutto sommato, è possibile dare, sembrerebbe essere questa: il fatto solo di diventare Gesù Cristo presente sull’altare sotto le apparenze diverse del pane e del vino, separazione del Corpo dal Sangue, figurativamente parlando perché Gesù Cristo è vivo sotto l’una e sotto l’altra specie, per divina deputazione, per divina volontà esprime l’offerta indefinitamente fatta al Padre del primo sacrificio della croce. Con questo rimane la unità del sacrificio che è affermata nella Sacra Scrittura, rimane il sia lecito dir così anche se la parola è assolutamente impropria – Iddio che è eterno, che è infinito. Il peccato dell’uomo supera l’uomo, e appunto perché supera l’uomo, l’uomo non ha mai potuto pagarlo. Mai. Lo può commettere, non lo può redimere. Infatti la sensazione più diffusa che noi abbiamo in tutte le forme mitiche anche cosmogoniche della storia umana e che noi andiamo rivangando ora dalla preistoria presenta sempre i caratteri di questa ineluttabilità. Quando dalle forme puramente mitiche e primitive si è passati alle forme di cultura ha cominciato a imperare, terribile, il senso della nemesi. Tutta la mentalità greca, e soprattutto la tragedia greca nella espressione più sublime, porta, anzi è intrisa del senso della nemesi, la vendetta terribile. Il peccato, la colpa, il crimine non può essere pagato, e pertanto indefinitamente viene ripresentato, viene colpito, e i crimini passano dai padri ai figli e dai figli ai nipoti, ai pronipoti e così via. E’ il terribile senso della nemesi.L’umanità realmente, in quelle poche volte che ha un po’ pensato, come tale, si è sempre trovata innanzi a questa stanca costatazione che noi possiamo con parole riassuntive riprodurre così: gli uomini hanno avuto coscienza che potevano fare il male, ma non se ne potevano liberare. Gli atti ci seguono. Questo era il dramma del mondo, e pertanto era necessaria una riparazione in giustizia, ma una riparazione il cui valore superasse l’uomo, cioè appartenesse all’ordine divino. Senza una riparazione che superasse l’uomo e appartenesse pertanto all’ordine divino, non era possibile che si rifacesse l’equilibrio e che l’uomo, dopo aver commesso il suo peccato, potesse liberarsi dal medesimo. E questo fa capire la ragione dell’Incarnazione del Verbo, perché nell’Incarnazione del Verbo le cose sono poste così: che la natura umana assunta dal Verbo Figlio di Dio sussiste nella persona divina. Il soggetto delle azioni compiute da questa natura umana diventa Iddio, perché il soggetto dell’azione è la persona, lo strumento è la natura. E allora queste azioni, attivamente o passivamente compiute attraverso la natura umana, avendo per soggetto Iddio, diventavano azioni divine e potevano essere pertanto di valore infinito, capaci, se capaci di riparazione, di riparare veramente e di riportare tutto al-l’equilibrio, cioè salvare, risolvendo il dramma del mondo.Tutte le vicende dell’umanità sono guidate da questo fatto: dall’esercizio della libertà dell’uomo e dall’atteggiamento morale conseguente all’uso della libertà dell’uomo e pertanto dall’impotenza dell’uomo che segue e rimane dopo l’abuso della libertà, cioè dopo il peccato. E in tutte le azioni questa maledizione, e in tutte le cose questo peso, e in tutte le vicende questo rotolare verso un abisso, ineluttabilmente. La storia ha un significato solo: la prova dell’uomo libero. La storia ha un riassunto solo: l’epilogo dell’uso della libertà. La storia ha una linea sola: la ricerca di uno sbocco di questo uso o cattivo uso della libertà. Tutte le azioni, assolutamente tutte, risentono di questo grande filone che le domina. E allora voi vedete come soltanto il Figlio di Dio fatto uomo poteva riparare e come la storia ha un significato solo, una soluzione sola, ed è Gesù Cristo in croce. La storia è là. L’unico fatto che si allontana da questa linea, da questa monotonia nella variazione e da questa variazione nella monotonia, è l’Incarnazione del Verbo e la morte del Nostro Signore Gesù Cristo in croce, perché la finalità della Incarnazione del Verbo era in quel sacrificio. Ecco ciò che sta al centro. Ecco perché dappertutto c’è la Croce, ecco perché dappertutto c’è il Crocifisso, ecco perché, immaginativamente, le braccia del Crocifisso non si sono mai schiodate. Rimangono così, aperte, come per abbracciare senza fine l’umanità che pecca. Tutto è là, tutto. Ogni attimo di vita di ogni uomo, ogni senso della vita d’ogni uomo – perché essa ha pure, voglia o non voglia, una direzione – prende il suo colorito di là. Ogni cosa, bella o brutta, dell’umana esperienza si rapporta là. Ogni giudizio, ogni verità, ogni conquista ha il suo termine di criterio ultimo e risolutivo soltanto nella Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.La storia è fatta di tre elementi. Il primo, quello che troviamo sul proscenio, è l’uomo libero, che fa quello che vuole, bene o male. Il secondo è dato dalla natura che, guidata da leggi determinate, fisse e impreteribili, fa il suo cammino e intreccia pertanto l’elemento determinato suo con l’elemento libero dell’uomo che cammina in mezzo ad essa, dando il risultato per noi più sorprendente di non essere mai disturbata nella determinatezza delle sue leggi dalla libertà dell’uomo e di non disturbare mai con la determinatezza delle sue leggi la stessa libertà dell’uomo. E’ il secondo elemento. L’intreccio di questi due elementi e di tanti elementi crea la cosiddetta causalità. Ma c’è un terzo che è al di fuori, un terzo elemento che è misterioso, che cammina accanto all’uomo, che cammina accanto alla natura, che non è né l’uomo né la natura, che sta al di sopra di essi e che viene rivelato da un disegno, che viene rivelato dai cicli, dalle rispondenze, che viene rivelato dai risentimenti morali e dal fatto di un legame quanto mai indicatore che esiste tra colpa e dolore, tra peccato e disgrazia. E il terzo elemento misterioso è il reparto dove agisce soltanto Iddio, la Divina Provvidenza. E’ dall’incontro di questi tre elementi che si fa la storia. Ma di questi tre elementi nei quali l’uomo fa la figura che voi sapete, il quadro che voi conoscete, il vertice si chiama Gesù Cristo e Gesù Cristo nella sua Passione, il Verbo di Dio fatto uomo che immola sé stesso perché gli uomini tro­vino la via della loro giustizia e della eterna pace.Questo bisognava richiamare, perché la S. Messa è questo. Attenti bene. Ricapitoliamo. La Messa è un sacrificio: l’ha detto Gesù Cristo. La Messa è sacrificio commemorativo, rappresentativo del sacrificio della croce: l’ha detto lui. La Messa è una cosa sola col sacrificio della croce e pertanto nell’unità del sacrificio, rinnova quello; non è un altro sacrificio. Le forme sono diverse, perché la Messa è sacrificio incruento mentre quello della croce è stato cruento, ma questo si rapporta a quello, talché rientra nella unità del sacrificio della croce. E pertanto rinnova quello, anche se le forme sono specificamente distinte. Rinnova quello, ed è in questo senso che si parla di unità: ripresenta, ripropone quello. L’atto offerente di quello ritorna a ogni consacrazione, ossia ritorna a ogni consacrazione la risoluzione del dramma del mondo, la sorgente di tutto. E’ per questo che la S. Messa ha un valore infinito. Sacrificio, Sacerdote eterno, Vittima: tutto sta inserito in quel soggetto divino che, essendo la persona del Verbo, comunica a quanto è predicato di lui, in proprio, il carattere dell’infinito.I frutti della Messa sono applicati limitatamente, però indefinitamente aumentabili. E questa è la ragione per cui la S. Messa può essere ripetuta indefinitamente, e l’applicazione dei frutti avviene in modo finito per quanto indefinitamente aumentabile. Allora, quando si celebra la Messa, che cosa si vive? Tutto il mondo, tutta la storia, tutta la salvezza. Ma non la si vive con la memoria, riandando a un passato: è un presente. Non è una ricostruzione soltanto commemorativa, è rinnovazione; quel fatto è ontologicamente vivente e ritorna tutto.Badate bene che il mondo ha, per la sua forma e per il suo spazio, una maestà che ci sopravanza tanto. Badate bene che tutta la storia della quale il mondo è il quadro materiale è una maestà che si ammanta di tutta la luce di questo cosmo. Badate bene che tutti gli uomini che furono e sono e saranno sono soltanto attori, in parte, di questa storia. Ma tutto questo ritorna quando si celebra la Messa. Ritorna nelle sue supreme ragioni, supreme sue esigenze di giustizia, suprema corrispondenza di giustizia, perché il sacrificio è la corrispondenza di giustizia, è una soluzione di giustizia, ritorna col suo tema obiettivo attuato di eterna redenzione e di eterna salvezza, dal quale tutto rifulse. C’è tutto nella S. Messa. Noi possiamo riflettervi per tutta la vita, possiamo consumare le nostre capacità intellettive per tutta la esistenza, ma non arriveremo mai a capire bene, a esaurire l’argomento della S. Messa.Ora provatevi voi a vedere se esiste una cosa più grande, se ne esista una che possa essere anteposta alla S. Messa, se esista un atto che possa, più della S. Messa, acquisire le nostre attrattive e le nostre preferenze. Dite voi se esiste un momento più sublime di quello nel quale si celebra, si ascolta, ci si unisce alla S. Messa. Allora si arriva a un vertice, e da quel vertice si sente che si maneggia il mondo e l’eternità, perché il valore di questo sacrificio non è soltanto per i vivi, nella soluzione del loro grande dramma di fronte all’eternità, ma s’estende al di là delle barriere della morte e diventa anche suffragio e soluzione per coloro che attendono ancora la purificazione definitiva, per quanto già siano certi dell’eterna salvezza. Si arriva allora al crinale fra tempo ed eternità. E quell’altezza è vertiginosa, e il grande contrasto è che l’abitudine tende a ricoprirlo, a intasarlo, a renderlo opaco, comune. E allora la lotta di tutta la vita sarà contro questa abitudine che tenterà di imbozzolarci, di chiuderci perché noi non vediamo, non sentiamo e non proviamo, mentre sempre soltanto nel balzo vigoroso della fede, che chiama in causa tutto quello che c’è di attuale in noi, possiamo rompere la grande tentazione dell’oscurità e del crepuscolo col quale le cose della vita tenterebbero di avvolgere il S. Sacrificio. E’ tutto. E’ tutto.Alcuni anni fa andai al sanatorio di Arco per compiere uno dei miei doveri. Trovai là un sacerdote, un missionario tubercoloso. Era pressappoco morente. Si capiva che avrebbe potuto tirare avanti giorni, settimane, un mese, poco più. Era disfatto quell’uomo. Lo ricordo. Aveva anche altri mali, per cui era veramente un crocifisso. Mi disse: «Chiedo una grazia sola. Vede, il mio sangue è marcio – era vero – tutto è marcio in me. Ma chieda lei al Papa la grazia di poter dire, così, perché non posso più reggermi, la Messa, una volta, una volta sola! Non chiedo altro. Sono felice di offrire la mia vita per la Chiesa, per il Papa, sono contento di morire, ma domando una cosa sola: mi si lasci dire ancora una volta la Messa; perché mi occorre una dispensa, lei capisce, una dispensa da tutto». Gli dissi : «Va bene, non so se riuscirò». Dopo alcuni giorni andai da Pio XII. A un certo punto dell’udienza, alla fine di ciò di cui si doveva trattare, gli raccontai la cosa. Gli dissi: «Padre Santo, me lo faccia questo dono. Almeno una volta! Se vado a chiederlo alla Congregazione dei Riti mi fanno aspettare un anno, e quello muore. E poi non me lo concedono, perché quest’uomo è ridotto a un gomitolo, non potrà indossare i paramenti, dovrà celebrare in letto stando arrotolato. E’ una Messa senza forma. Padre Santo, una volta sola!». Io vidi una lacrima negli occhi del Papa. Stentò a parlare. Dopo un po’ disse: «Una volta sola? Poveretto ! Fin che vivrà». Cari, vale la pena di vivere tutta una vita per sentire una Messa sola!Il popolo ebreo peregrinò 40 anni nel deserto e non arrivò al monte di Sion. Quelli della prima uscita hanno dovuto morire tutti ; e lo stesso Mosè ha dovuto morire sul Monte Nebo guardando da lontano la terra Promessa, perché aveva avuto un atto di esitazione nella sua fede. Vale la pena di vivere tutta una vita per sentire anche una sola volta la Messa; camminare trascinandosi da un polo all’altro per sentire una sola volta la Messa.Ora guardate questa moltitudine, che non si cura neppure di andare a Messa alla domenica. Ne abbiamo da fare, è vero? Perché il farcela andare, vedete, Dio l’ha lasciato affare nostro. Lui ci aiuta e muove tutte le cose nel senso in cui lavoriamo noi, ricordatevelo, e obbliga tutto il male a servire al bene, perché Cristo ha redento il mondo, e pertanto anche il male ha avuto questo smacco: deve sempre servire al bene. Ma portarcela, questa gente, l’ha lasciato affare nostro. Comunque una vita sarebbe bene spesa quando fosse spesa, se non altro, che per dire o ascoltare una Messa.

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