Newsletter n.59 Cardinal Giuseppe Siri

Giovedì, 17 Maggio, 2012 – NEWSLETTER N. 59Il mese di maggio ha visto molti momenti importanti della vita terrena del Card. Siri, quali la nascita (20 maggio), l’ordinazione episcopale (7 maggio), la nomina ad Arcivescovo di Genova (14 maggio), la presa di possesso dell’Arcidiocesi genovese (29 maggio) e la morte (2 maggio).In occasione dell’anniversario della morte del suo predecessore, il Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova, ha celebrato il 3 maggio scorso una S. Messa di suffragio; riportiamo dotto il testo dell’omelia del Card. Bagnasco.Inoltre, vi offriamo il testo dell’omelia che il Card. Siri pronunciò nella solennità di Pentecoste del 1970 nella cattedrale di S. Lorenzo durante la Messa Pontificale.Rinnoviamo a tutti coloro che hanno scritti, immagini, registrazioni, video sul Cardinale o vogliono far conoscere una loro testimonianza su di lui, l’invito a darne notizia al nostro sito, scrivendo a [email protected]*****Omelia della S.Messa in Suffragio del Cardinale Giuseppe SiriGenova, Cattedrale di San Lorenzo,3 maggio 2012Cari Fratelli e SorelleCi troviamo all’altare per la preghiera di suffragio per l’anima dell’indimenticato Cardinale Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987. E’ la fede che ci ispira, ma anche la gratitudine e l’affetto per lui.Mi chiedo: che cosa direbbe oggi di fronte alla grave crisi che sta affliggendo il Paese e il mondo? Tra i molti interventi, mi ritorna alla mente, ad esempio, questo passaggio: “E’ in atto una grande evoluzione spirituale, che favorisce le verità eterne. Il consumismo, l’abbondanza goduta ha compiuto il fatto suo: ha dimostrato e sta dimostrando che le esperienze umane non saziano le esigenze dell’anima. Essa, naturalmente, anela a qualcosa di più alto”. Sono parole antiche nel tempo e sempre attuali nella sostanza. Lo spasimo della ricchezza a tutti i costi, una visione materialista delle cose preclusa ai valori dello spirito, inducono a tralasciare i criteri morali che fanno l’uomo onesto e la società giusta; sovvertono l’ordine della verità fino a giustificare ogni mezzo – anche disonesto – pur di conquistare lo scopo dell’individuale e smisurato benessere. Ma così non si dura a lungo poiché, sulle falsità e sulle furbizie, non si costruisce nulla di vero. E oggi lo vediamo, quasi ci fossimo risvegliati da un letargo, con se fossimo rinvenuti da una ubriacatura collettiva che – oscurando il cielo – s’illudeva di introdurre l’umanità in una nuova era, emancipata da Dio e quindi adulta e felice. Che cosa vediamo, invece, attorno a noi? Macerie! Non quelle del dopoguerra, ma quelle culturali. E’ la cultura – un certo modo di vedere le cose, la vita, la famiglia, la libertà – che sta alla base del vivere insieme: se il sentire comune si corrompe è la società stessa che si sfalda; senza riferimenti etici veri, rincorre illusioni e incantatori. Non vogliamo e non dobbiamo cedere al pessimismo che non è virtù cristiana; ma non possiamo neppure chiudere gli occhi e non essere realisti. E’, questo, un momento difficile e grave, che speriamo venga superato al più presto; ma speriamo anche di uscirne non per tornare a pensare come prima della crisi, bensì più saggi, avendo corretto il modo di vedere le cose, di valutare la vita terrena, con uno sguardo più alto verso il cielo. Solo così potremo guardare meglio gli altri, fratelli in unità di destino, e potremo abbracciare la terra in un orizzonte etico-spirituale che riconosce – in forza di Dio – il primato dell’uomo.E poi sento l’eco anche di altre parole che esprimono l’anima grande del Pastore e del Padre: “Gli uomini, più che peccatori, sono distratti dell’immenso apparato delle cose materiali: bisogna andarli a cercare dove sono”! Quante volte egli ha ripetuto e ribadito questa visione ampia, piena di realismo e fiducia, nelle persone. In ciascuno, vedeva innanzitutto il bene, e per questo si apriva alla benevolenza. E quanto ha avuto a cuore ogni ambito della vita per incontrare la gente e seminare la parola buona del Vangelo, che è verità e misericordia. Merita, al riguardo, un accenno al mondo del lavoro, oggi in primo piano nelle preoccupazioni generali: “Ho i cappellani in tutte le fabbriche di Genova – diceva orgoglioso – e conosco tutti gli operai della mia Diocesi”; “Si parla spesso degli operai e dei loro problemi senza conoscerli – continuava -. Le astrazioni platoniche sono fuori della realtà. Bisogna stare in mezzo agli operai”. Uno “stare in mezzo” che continua anche oggi non certo – né allora né mai – per volontà di potere e alla ricerca di privilegi inesistenti, ma solo in forza della missione stessa della Chiesa che è servire il mondo con l’annuncio della speranza, per dire le cose del Padre e per compiere le opere di Gesù, come ricorda il Vangelo odierno. Ma sempre con la libertà di chi deve essere Padre di tutti, la libertà del Vangelo, senza ideologie escludenti. Le partigianerie, infatti, non appartengono ai Pastori: “Non è compito dei sacerdoti – ricordava – applicarsi a dare particolari indirizzi politici, oltre le generali indicazioni date dai Vescovi”. Le generali indicazioni sono i grandi criteri della doverosa partecipazione al bene comune e alla vita pubblica, con una coscienza cristianamente illuminata dalla fede e dalla dottrina sociale della Chiesa, come ricorda il Concilio Vaticano II.Cari Amici, mentre preghiamo per il Cardinale Siri, rinnoviamo il dono della fede che abbiamo ricevuto, e lasciamo che sempre più ispiri i nostri pensieri, le scelte e le azioni della nostra vita.*****PENTECOSTE – S. Messa (1970)Delle tre letture che avete inteso vi invito a considerare la prima, tolta dagli Atti degli Apostoli (2, 1-11) e nella quale si narra dettagliatamente la discesa dello Spirito Santo. Questa lettura qualifica la festa di Pentecoste, oggi, festa dello Spirito Santo. La lettura è ancora ben nota e chiara a voi perché è stata letta qualche minuto prima. Voglio sottoporre a voi alcune considerazioni.Lo Spirito Santo quel giorno scese nell’anima di tutti i presenti nel Cenacolo. C’era la Vergine, c’erano tutti gli Apostoli, compreso il novello eletto Mattia, c’erano altri. Questa discesa fu accompagnata da prodigi che avete inteso ora leggere, ma fu la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli anzitutto. È questo che io voglio considerare. Che cosa accadde? Se noi compariamo il modo di comportarsi degli Apostoli prima di questa discesa col modo col quale si comportarono dopo questa discesa, dobbiamo concludere che la discesa dello Spirito Santo in loro li ha completamente trasformati. Ritengo che non si possa essere troppo dettagliati nel narrare questa trasformazione, perché ci potrebbe soccorrere più che la verità la fantasia, ma è certo che furono completamente trasformati. Tocco qualche punto della trasformazione.Essi in genere aspettavano un regno temporale; da questo momento non si sognano nemmanco più di un regno temporale e hanno la visione ben chiara, ben fissa, costante assolutamente ferma del Regno eterno! Questo è certo. Basta leggere gli Atti degli Apostoli, le Lettere apostoliche e ne abbiamo la perfetta conferma. Noi vediamo che prima erano notevolmente paurosi, difatti scappano tutti quando è il momento della cattura di Gesù; da questo momento li investe un coraggio che li porterà fino ai confini della terra, dal quale non desisteranno mai, e di questo coraggio è testimone tutta la tradizione storica del I e del II secolo. Prima di questo momento avevano certo dei difetti, ed è inutile che io li annoveri perché non credo che si debba fare un’omelia per parlare dei difetti dei Santi Apostoli, ma certo ne avevano. Dopo rimasero un modello di perfezione, e la loro idea, la loro figura, il loro contegno non si dipartì mai più dalla visione e dalla tradizione della prima comunità cristiana e dalle comunità che hanno seguito. Quindi trasformazione completa.Ma è un altro il punto sul quale io voglio ancora attirare la vostra attenzione: questa discesa dello Spirito Santo, che operò questa trasformazione, non operò solo questa, per la ragione che dico subito. Quel giorno battezzarono parecchie migliaia di persone; quel giorno ce ne volle dell’acqua e a Gerusalemme era piuttosto rara, ma ce ne volle quel giorno! Ora, quelli che hanno battezzato, sono quelli che hanno sentito inutilmente, almeno secondo le apparenze, la predicazione del Signore e non si sono mossi. Di quelli che sono stati battezzati quel giorno, ce n’erano moltissimi che avevano fatto la congiura del silenzio, perché i capi potessero portar sulla Croce Gesù Cristo e forse molti erano realmente colpevoli. Fortuna per loro che col Battesimo non hanno più avuto bisogno di confessarsi! Ma certo il cambiamento radicale non fu solo degli Apostoli, ma fu negli altri anche.Certo ci fu un’effusione dello Spirito Santo. Perché accadde quel giorno? Ecco, accadde quel giorno perché quel giorno è la prima manifestazione pubblica della Santa Chiesa di Dio. La Chiesa non è fondata in quel giorno, no, perché la Chiesa è stata fondata prima da Gesù Cristo. La Chiesa esisteva già, tanto è vero che in quei dieci giorni di mora tra l’Ascensione e la Pentecoste, Pietro esercitò subito il suo potere primaziale, convocando l’assemblea e proponendo la nomina del sostituto successore – è meglio chiamarlo sostituto però – di Giuda Iscariota e fu fatta sotto questa presidenza la nomina del sostituto di Giuda Iscariota. Nessuno potrà chiedere che la nomina di un Apostolo, che almeno è vescovo, venga fatta quando la Chiesa non esista ancora; la Chiesa esisteva già. Sarebbe un errore dire che la Chiesa nasce il giorno della Pentecoste; il giorno della Pentecoste la Chiesa si mostra al mondo e comincia trionfalmente la sua missione. Dico trionfalmente, perché capite bene che s’è mossa la terra col terremoto, s’è mossa l’aria col vento impetuoso e miracoloso, s’è mossa qualche altra cosa con le fiammelle sulla testa di tutti i singoli presenti nel Cenacolo e la folla che accorre, e quel giorno Gerusalemme dimentica tutto e quel giorno vede una delle conversioni più strepitose che ci siano state nella storia, immediate. È pertanto un inizio trionfale di manifestazione, non di esistenza.Ora, perché è accaduto questo in quel giorno? Per dare la certezza che quello Spirito Santo che Gesù aveva promesso e già aveva dato – ricordate la terza lettura (Gv 20, 19-23) – c’era nella Chiesa e avrebbe continuato, producendo effetti che in parte sono sottratti alla constatazione umana e talvolta invece sono accompagnati da fenomeni che possono cadere sotto il perfetto e dettagliato controllo degli uomini. Da allora la garanzia: Gesù non c’era più, ma la garanzia che questa assistenza dello Spirito Santo sarebbe continuata.Oggi si usa parlar sempre di carismi e generalmente non si sa che cosa si dice. Quella fu veramente un’infusione di carismi. È bene spiegarci perché almeno si sappia quando si usa una parola con tanta frequenza e con tanta ignoranza.Tutto quello che è Grazia di Dio, in qualunque modo, comunque lo si chiami, in modo ordinario, e cioè che non venga percepito dalla coscienza psicologica, è carisma o lo si può chiamare anche benissimo Grazia, come s’è sempre chiamato, e dono dello Spirito Santo; si può usare l’uno e l’altro termine. Talvolta, la Grazia di Dio viene nell’interno di un’anima in maniera che supera e la capacità dell’anima e gli oggetti che possono essere sottoposti naturalmente alla percezione dell’anima, e allora abbiamo i fatti mistici interni che sono in favore dell’anima stessa. C?è un terzo ordine di cose: talvolta quest’infusione di Grazia viene accompagnata da fenomeni esterni: l’estasi, le sollevazioni, le lievitazioni e tanti altri fatti che ora non sto a descrivere e che hanno accompagnato sempre, l’accompagnano anche ai nostri giorni, anche in questi giorni, il fenomeno della santità autentica, che ha una missione apostolica in ragione degli altri; perché questo terzo ordine di cose, che è straordinario, va sotto il nome delle grazie date gratuitamente, che come è spiegato nella Lettera di S. Paolo, è data in favore degli altri (cfr. 1 Cor 12, 7), cioè per la diffusione del Regno di Dio e per la santificazione e la salvezza delle anime. Ora tutto questo noi possiamo chiamare carisma in un senso più grande, più proprio, perché qui si hanno manifestazioni che sono al di fuori dell’ordinario e che possono cadere benissimo sotto il controllo dei sensi di coloro ai quali Iddio li ha destinati.Ora tutto questo continua nella Chiesa ed è la storia sotterranea della Chiesa. Vedete, noi abbiamo l’impressione che in questo mondo vadano la maggior parte a casa del diavolo, perché si comportano durante la loro vita così, ma c’è tutto un lavoro sotterraneo che è fatto da questa infusione dello Spirito Santo, che può anche avere il suo epilogo soltanto in un momento estremo. Un giorno noi quando saremo nella gloria, sapremo quanta gente Dio ha salvato, senza che fosse toccata dalla nostra predicazione o dal nostro esempio o peggio dal nostro mancato esempio.E finalmente tutto questo avviene nel quadro della costituzione gerarchica della Chiesa. Attenti bene, il primo effetto della discesa dello Spirito Santo è che Pietro, che ha trovato il coraggio, esce fuori e tiene il primo discorso pontificale agli uomini e a tutta l’umanità. Quel discorso bisognerebbe rileggerlo; qui non lo possiamo fare, oggi. Noi capiremmo, sentendo la vigoria, la perentorietà di quel discorso, il Capo della Chiesa! Gli altri farfugliano tutt’intorno, ma sottovoce, il discorso lo fa Pietro! La discesa dello Spirito Santo s’inquadra nella costituzione gerarchica della Chiesa. E così la Chiesa avrebbe avuto una vita esterna e ne ha un’interna, nella quale dobbiamo credere per fede, che noi non vediamo, ma la cui rivelazione ci stupirà un giorno quando, terminata la storia del tempo, comincerà per noi la gloria della eternità.Vi attendo questa sera, perché dopo i Vespri Pontificali intendo riprendere il discorso.

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