Newsletter n.58 Cardinal Giuseppe Siri

Martedì, 21 Febbraio, 2012 – Questa è la prima Newsletter del 2012, che ci auguriamo possa essere un anno positivo anche per il nostro sito dedicato al Card. Giuseppe Siri e per tutte le altre iniziative utili a far conoscere la personalità e il pensiero del grande uomo di Chiesa.Chi ci segue pone talvolta una questione: non si pensa ad avviare la causa di canonizzazione per il Card. Siri?Riteniamo che una tale iniziativa dovrebbe essere presa dall’Arcidiocesi nella quale nacque, visse, operò e morì, e perciò lasciamo ai responsabili della Chiesa genovese di decidere in merito. Oltre a dire la nostra condivisione dell’auspicato avvio di una tale causa, segnaliamo che l’idea è condivisa da molti (basterebbe guardare su Facebook…).Rinnoviamo a tutti coloro che hanno scritti, immagini, registrazioni, video sul Cardinale o vogliono far conoscere una loro testimonianza su di lui, l’invito a darne notizia al nostro sito, scrivendo a [email protected] mesi scorsi si è molto discusso circa l’interpretazione dei documenti del Concilio Vaticano II. Del Card. Siri, che fu uno dei protagonisti di quel Concilio, offriamo agli abbonati alla nostra Newsletter il discorso pronunciato il 31 dicembre 1965, a poche settimane dalla chiusura del Vaticano II.***Il Concilio e il mondoDISCORSO DI FINE D’ANNOSulla fine di questo 1965 ritorna il pensiero del più grande avvenimento conclusosi in esso, come lavoro di tre interi anni. Parlo dei Concilio Ecumenico Vaticano II. Sono diversi gli aspetti sotto dei quali il fatto potrebbe essere utilmente rievocato in questo scorcio di anno. Ne scelgo uno: quello che permette uno sguardo sintetico sui fatti dei quali siamo attori e spettatori; in verità ad un bilancio di chiusura e prima di cantare il Te Deum si convengono sempre sguardi riassuntivi.Parlo adunque del rapporto tra il Concilio e il mondo. Si tratta del nostro mondo pesante per il suo progresso e le sue complicazioni.Non sembri presunzione che io abbia senz’altro chiamato il Concilio il fatto più grande: nessuna assemblea è stata tanto numerosa, tanto impegnata sui veri problemi di fondo della nostra età, quelli che, senza imposizioni da avvenimenti transeunti, nessuno può affrontare e risolvere. Ecco dunque le voci nelle quali si iscrive questo rapporto Concilio – Mondo.Il Concilio, sempre partendo dalle finalità generali assegnategli, nel noto discorso del 25 gennaio 1959 da Giovanni XXIII di s.m., man mano che si è dipanato ha dimostrato di proporsi coscientemente questi scopi:a) presentare con maggiore completezza il disegno immutabile della Chiesa, per essere ossequente al bisogno di verità, nel momento in cui la Chiesa stessa si poneva il suo perenne dovere di stare accanto alla umanità con rinnovato amore;b) aggiornare tutto quello che era aggiornabile nel rispetto alla eterna costituzione di Cristo, per rendersi più valevole nel servizio all’umanità, sofferente in terra e spesso pericolante davanti alla salvezza eterna: orientamenti, strumenti, metodi, iniziative;c) fare il più grande piano e compiere il più energico sforzo per realizzare il massimo di unità religiosa, dato che solo in questa unità si hanno i più sicuri fondamenti per la concordia della famiglia umana e le più solide garanzie contro i pericoli della pace e della collaborazione.La Chiesa ha presentato se stessa.Badate non ha innovato, ha presentato, sia pure cogli sviluppi e colle chiarificazioni, che ha giudicate necessarie. E questo costituisce un rapporto col «mondo»? Sì. Perché? Ecco.Anzitutto – e non solo per la sicura coscienza della divinità del Suo Fondatore il Figlio di Dio, pertanto per la coscienza della sua soprannaturale stabilità -, ma ancora per coscienza della sua esperienza storica millenaria, sa di tenere il primo posto, o prima o poi, nelle vicende di questo mondo. Sa di avere delle responsabilità conseguenti, sa di doverle rispettare, sa che il massimo di chiarezza nella sua presentazione costituisce la premessa per il massimo di servizio da rendere alla famiglia umana.Tiene il primo posto, perché è la più grande associazione spirituale veramente organizzata, quella che più di tutti può presentare una soprannaturale documentazione di se stessa ad onta degli inevitabili difetti di uomini, quella nel cui seno si è avuta la più grande generosità e dedizione comprovata dai Santi e dagli innumerevoli ordini religiosi, segnati dai tre voti; quella che ha salvato e guidata la civiltà sola, capace di espansione e di fusione universale; quella che, sola, ha un immenso esercito di uomini e di donne, pronti a sacrificare tutta la loro vita operosamente nel servizio di Dio, certamente, ma per il bene di tutti i fratelli; quella finalmente che nulla ha da temere da ogni progresso scientifico e da ogni esercizio di sana e giusta libertà. Infatti non ha temuto di affrontare i problemi della scienza, della cultura, della giusta impostazione sociale, della convivenza umana, della coordinazione tra i popoli, anche dal diverso livello, del rispetto all’uomo ed alla sua libertà. Tale è il significato degli Atti Conciliari approvati e promulgati nella ultima sessione pubblica del sette dicembre corrente anno.Ha presentato se stessa. Lo ha fatto colle Costituzioni Conciliari sulla Chiesa, sulla Divina Rivelazione (vero fondamento di tutto). La saggezza divina, consegnata nella verità scritta od oralmente trasmessa, sono la ragione della luce con cui la Chiesa si volge al mondo, nonché della sicurezza che mutua da Dio. La sua costituzione sociale di popolo di Dio, dalle soprannaturali risorse, Le permette di rivolgersi a tutti i popoli della terra, i quali si sentono abbastanza morituri — teste la loro storia — se non trovano una superiore ragione del loro vivere e del loro sperare.Si badi che la presentazione fatta dalla Chiesa di se stessa nella «Lumen gentium» non è occidentale, né orientale, non timorosa di quelli che se ne sono staccati anche se fedelmente amorosa nei loro confronti; non attenta a rattoppare falle; è solo la presentazione del «popolo di Dio» alla cui esistenza nessuno può attentare, della cui presenza nessuno ha a temere, dalla cui soprannaturale disponibilità tutti possono fondamentalmente attendere. La descrizione che la Chiesa ha fatta di se stessa, trascende, ha le falcate dell’aquila, sovrasta le diverse contingenze come i diversi nazionalismi, culture, rimembranze storiche, con cui i membri del Concilio si sono presentati al Concilio.Essa è di Cristo, di tutti e faziosamente di nessuno. Noi che abbiamo visto attraverso inenarrabili travagli ordirsi e purificarsi la Costituzione «Della Chiesa», siamo ancor oggi stupiti che dalle mani di uomini sia uscito un simile documento. Quando i particolari storici saranno noti, si capirà fino a che punto la mano di Dio abbia sostenuto il Concilio!E’ a questo modo, con questa presentazione che si è potuto dare via libera al respiro di tutti i popoli. Quasi tutti coloro che hanno frettolosamente informato, frettolosamente scritto, frettolosamente giudicato, hanno capito nulla di quello che stava in verità succedendo e quanto i singoli uomini siano svaniti, a poco a poco, per non lasciare posto che al Concilio, entità morale, solida e dal sicuro destino perché centrato sulla Roccia, Pietro. C’è una storia in cui affiorano i difetti umani, le volontà umane, le visioni umane o mimetizzate umane; ma è solo l’ombra del quadro per far risaltare la luce, il tratteggio terrestre necessario per dimostrare meglio la prevalenza della regia celeste.E si è presentata – la Chiesa – rispettosa di tutta la Divina Tradizione, dalla quale soltanto riceve la Sacra Scrittura, preoccupata della Santità come della operosità, dell’impegno celeste insieme all’impegno di amore per tutti i fratelli, dell’austerità come del suo perenne ringiovanimento. Preoccupata di questo, la Chiesa si è manifestata priva di miraggi di potenza e di prevalenza terrena, priva di complessi di inferiorità rispetto a quello in cui il mondo può gloriosamente avanzare secondo il disegno del suo Creatore! Tutto il mondo sa che da questa parte trova mano amica, sempre paziente quando esso tarda, sempre essa sollecita quando invoca, sempre pura quando benefica. Si è presentata umana. E’ sembrato a qualcuno che fosse sproporzionato l’ansito per la difesa della libertà (c’è in proposito una intera dichiarazione), e persino pericolosa la fermezza dei suo riconoscimento. Ma il timore aveva per origine una dimenticanza: nulla rimane umano se non rimane la giusta libertà. In Concilio non si è parlato mai della qualunque libertà senza leggi e senza riferimenti superni, quella che meglio si chiamerebbe anarchia, presupposto di qualsiasi negazione della libertà, come la storia comprova; si è parlato della libertà giusta, quella che sgorga dalla natura e che mai è dimentica dell’ordine voluto da Dio. Il Concilio di Trento aveva difeso l’uomo contro l’attentato di una ideologia negatrice sul piano teoretico; il Concilio Vaticano II ha difeso l’uomo contro le aberranti e copiose lesioni della sua libertà, cioè lo ha difeso nella sua umanità. La tirannia, in qualunque modo effettuata, è come la faccia della notte e tutte le tirannia hanno — da qualunque processo sorgano — un fondo sempre e sostanzialmente identico; la libertà vera e giusta è come la faccia del giorno e tutte le giuste libertà, in qualunque modo si affermino, hanno sempre la stessa sostanziale fisionomia. Certe insistenze, certe ripetizioni, certe apparenti lungaggini del Concilio nel difendere dai molti attentatori la onesta libertà degli uomini, possono essere state nei singoli persin testardaggine, ma nel Concilio sono diventati soltanto e purissimamente la espressione del volto della Chiesa, non solo divino; ma anche profondamente umano.L’aggiornamento di quanto era aggiornabile.Ho già detto che, in quanto ha determinato Cristo, la Chiesa non è aggiornabile, se non nel senso di applicare meglio e più riccamente, dopo aver capito meglio e più profondamente.L’aggiornamento è stato, nell’inizio di un’era dalla storia veramente universale, quello di aprire l’animo al massimo di generosità in ogni applicazione; quello di aprire la porta a tutti i possibili strumenti del bene (morali, giuridici, organizzativi, spirituali, materiali), quello di incoraggiare al massimo lo sviluppo del piano del Creatore nel mondo. Ma è rimasto un aggiornamento tipico.Espressioni massime della generosità verso il mondo sono i Decreti sullo Ecumenismo, sui Rapporti colle Religioni non Cristiane. Questi Decreti non cambiano la verità, ma fanno aprire cuore e braccia all’amplesso, alla comprensione, al riconoscimento del parziale bene, al servizio. Non interferiscono sulla Fede sempre accettata, rafforzano un costume, guidato dall’amore. Questi due Decreti non possono e non debbono essere interpretati faziosamente; il mondo ne ha già compreso il significato e l’aria ne è già alleggerita. Nel mondo diviso, già si sta facendo un consenso. Non guastiamolo! L’aggiornamento è tipico perché consiste in una maggiorazione di doveri. I Vescovi debbono avere il cuore aperto non solo ai problemi delle rispettive Diocesi, ma ancora a quelli della Chiesa Universale, i sacerdoti dovranno prepararsi e attrezzarsi per il molto più che domanderà ad essi il mondo, la istituzione dei seminari – che per nulla devia dalla linea tridentina – dovrà arricchirsi di tutta la conoscenza psicologica, i laici dovranno tutti essere apostoli perché il loro operato condiziona la riuscita di tutto l’apostolato, tutta la organizzazione cattolica deve iscrivere nei suoi programmi l’impegno ecumenico e deve rafforzare l’impegno missionario, ogni apostolato dovrà avere la valenza di un dialogo aperto a tutte le direzioni possibili e ragionevoli, l’ordine civile deve rispettare la libertà religiosa e quella di coscienza imponendosi limiti più chiari e più severi dato che una minore libertà – a causa della perfezione tecnica – diviene immediatamente una maggiore tirannia. La Chiesa stessa si è posto il problema di che cosa deve fare per venire meglio incontro alla società civile nelle difficoltà terrestri di quest’ultima… Io penso con pietà a coloro, i quali credevano che il Concilio avrebbe sciolte le briglie per una maggiore autonomia rispetto alle leggi del Cielo! La delusione deve essere stata molta se questo aggiornamento ha maggiorati i doveri di tutti!Il tipo di aggiornamento al nostro tempo rivela che questo è ritenuto più bisognoso di aiuto, più fragile, più pervaso da brividi preoccupanti, più necessitato ad avere rispetto del diritto naturale, giustizia, generosità, sacrificio, amore.Se si bada solo all’aggiornamento credo che si sbagli grosso nella interpretazione del Concilio; bisogna badare anche e soprattutto alla «tipicità» di questo aggiornamento.Realizzare l’unità dei cristiani, degli uomini e la pace.Può il mondo moderno realizzare la pace? La onesta convivenza nella quale gli uomini possano meglio pensare agli eterni destini? Il Concilio ha sentito la ponderosa perplessità della domanda. La insistenza nell’inculcare maggiori doveri, il suo ansito per la unione dei cristiani, premessa alla unione degli uomini nella luce del solo vero Dio e Salvatore, l’impegno di realizzare con larghe concessioni alle lingue volgari una più cosciente partecipazione al culto di Dio, la insistenza nello inculcare il rispetto tra gli uomini poggiato su più alti motivi (tale è il senso ultimo della difesa della libertà) indicano il pensiero del Concilio: il mondo dispone di un grande progresso materiale e di enormi strumenti per attuare un progresso culturale, ma è molto povero di quello su cui si edificano la unità e la pace.Talune insistenze del Concilio, che prese a sé potevano sembrare troppo umane e meno soprannaturali, avevano questa ragione; la visione cruda dei limiti in quei valori, che ai fini di un passabile ordine umano contano assai più dei ritrovati meramente scientifici e materiali.Insomma il Concilio si è sentito investito del problema del mondo, al quale deve portare Cristo ed ha sentito che per portare Cristo doveva occuparsi di questa umana propedeutica e a tutte le esigenze dell’amore e della pace.Il problema del mondo è che, mentre dimentica i suoi destini eterni, sta dissolvendo gli elementi semplici e genuini ai quali si sostiene la vita umana degli uomini, mentre analizza la materia nei suoi laboratori non si cura del fenomeno della sua anima, mentre spinge all’estremo il possesso di leggi fino a questo momento ignote chiude la elementare ragionevolezza cui sarebbe per sé irrimediabilmente legato. E così si è ridotto a vivere di spavento e di tristezza. Il Concilio ha portato il dito su questo punto cruciale, per cui si articolano unità e pace. In questo secolo si è levato solo. Tutte le spinte che potevano partire anche nel suo seno da difettosi intenti hanno servito per la Divina Provvidenza a fargli raggiungere il suo vero livello.Nel senso che il discorso sul quale il mondo tace, la diagnosi sulla quale è muto deve coraggiosamente continuare, non per saziare particolari appetiti ma per assolvere una missione storica, forse mai così evidenziata, il Concilio deve continuare.Quanto più si prende nozione del mondo, tanto più si capisce la fisionomia singolarissima di questo faticoso Concilio, che è stato lungo e travagliato, perché ha dovuto fare quello cui nessuno era abituato ed al quale moltissimi non avevano neppure pensato.

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