Newsletter n.57 Cardinal Giuseppe Siri

Mercoledì, 21 Dicembre, 2011 – Siamo giunti all’ultima newsletter dell’anno. Concludiamo il 2011 offrendovi online sul nostro sito i video degli interventi dei Cardinali Bertone (12 aprile), Bagnasco (13 aprile) e Lajolo (14 aprile) e di Mons. Mamberti (15 aprile) al Convegno dello scorso aprile (www.cardinalsiri.it/multimedia). Di esso speriamo che il prossimo anno possa uscire il volume degli atti.Come già annunciato, è uscito un nuovo volume dell’ “Opere del Cardinale Giuseppe Siri”, che raccoglie una parte dei discorsi da lui pronunciati a fine d’anno nella chiesa del Gesù a Genova. Esso è edito, come i precedenti, da Giardini editori e stampatori in Pisa (www.libraweb.net/result1.php?dettagliononpdf=1&chiave=2600&valore=sku&na… ).Di seguito vi offriamo uno di quei discorsi: l’ultimo tenuto dal Card. Siri come Arcivescovo di Genova e dedicato al tema della pace.A tutti gli amici del nostro sito giunga l’augurio cordiale di un santo e sereno Natale e un 2012 colmo di benedizioni del Signore!*****La PaceDiscorso di fine anno, Chiesa del Gesù, 31 dicembre 1986Domani è indetta la grande giornata della pace. Per fortuna degli uomini domani la Divina Liturgia celebra la Festa della Madre di Dio! L’unica che possa più efficacemente fare le nostre parti davanti a Lui. Per domani il Papa ha inviato un ampio messaggio al mondo sulla pace. Ecco la ragione per cui anch’io dopo aver per tanti anni in questa occasione denunciati i mali, oggi parlo della pace.I più intendono per pace solo la mancanza di guerra. Vorrei osservare, che la guerra nel senso universale, per il momento è la più improbabile. Sì ci sono guerrette qua e là, tutte suscitate in modo diretto od indiretto dalla stessa parte, ma i colossi non si muovono: sanno benissimo che nel caso si battessero dovrebbero per necessità tirar fuori tutto ed entrambi i lottatori sarebbero certamente distrutti. Non vogliono fare la guerra, in ogni modo. Ma non sanno che se alla stanza dei bottoni arriva un pazzo quello si diverte a schiacciare il bottone. Sarà bene che entrambi si guardino dai pazzi, dato che ne alimentano. Coi grandi salteremmo probabilmente anche noi. Ma questo è cosa affidata alla pazzia. Non agli uomini, anche grami, ma semplicemente ragionevoli.Ci sono le piccole guerre, quelle suscitate normalmente dall’esterno. Consumano gli uomini e, a poco a poco, impoveriscono tutto. Quei che le subiscono sanno da che parte vengono, generalmente non ne sanno il perché. Subiscono.Fino al principio di questo secolo le guerre avevano una ragione di prestigio o di giustizia (così si credeva) nazionale, dopo è cambiato indirizzo: la pazzia, la necessità indotta dalla medesima e finalmente per salvare gli oppressi, che sarebbero stati i proletari. Oggi il mondo, quanto si civilizza, altrettanto sta abolendo il proletario e allora non si capisce proprio nulla del perché ci si faccia a botte. Tutto è rovesciato. Il pericolo sta proprio nel fatto che nessuno sa il vero motivo, ossia che cosa si voglia redimere. Comunque, quando le guerre sono abbastanza lontane, permettono ai pacifisti di dimostrare contro di loro. Naturalmente con questo nulla si ottiene in favore della pace. La verità è che non ci si accorge che cosa generi la guerra e offenda il grande dono della pace. Le guerre nascono nell’anima degli uomini, nei loro peccati e nei loro vizi; tutti si credono di essere abbastanza piccoli per scatenare guerre e non s’accorgono che i molti che si trovano insieme formano massa e come piccoli grani di neve formano la spaventosa valanga…Se si riuscisse ad abolire i sette vizi capitali potremmo dormire tranquilli e sicuri da ogni guerra.Comunque questo tipo di guerra per ora non l’abbiamo e non ci sono pericoli di guerra imminenti in vista. Il pericolo non scompare mai del tutto perché i pazzi non mancano e uomini aventi interessi personali non mancano neppure. Nel frattempo stante il pericolo permanente, più che visibile, non credo che la proibizione delle armi eviterebbe le guerre; bisognerebbe che tutti deponessero le armi simultaneamente.Ma io mi domando — e vengo all’argomento che mi interessa — esistono solo le guerre fatte con le armi tipicamente belliche?Ci vuole una risposta. Abbiamo per il momento un certo tipo di pace; ma non esistono, forse, altri tipi di guerra ed altri tipi di pace? Esistono.Ecco: la si chiama concorrenza e tale rimane finché ha metodi onesti, ma quante volte è guerra e spesso guerra a sangue. Non la si novera tra le guerre, perché per molti non è comodo nominarla, ma lo è.I concorsi: nulla da ridire dal punto di vista formale: sono ritenuti metodi per discriminare capaci da incapaci, per fare una graduatoria tra buoni e migliori, ma quante trame, quante ingiustizie dovute ai favoreggiamenti di parte, ai pregiudizi, alle odiose e disoneste condanne! E quante guerre sorde, sotterranee, ma implacabili, lasciano dietro di sé!Ci sono le «fiere delle vanità»: esse mettono in mostra e poco sarebbe se facessero solo questo, ma spesso sono vere corride. Fortunatamente sono in genere le meno dannose.Ci sono le invidie. Esse sono come le tarme. Non vorrebbero farsi vedere, ma possono minare tutto, rovesciando fortune, ricchezze, posizioni, potere, ordine sociale. Esse hanno la prerogativa di rovesciare sulla società catastrofi, unicamente per ragioni personali. Amano agire nel silenzio e nell’ombra, che diventano, così, strumenti della contestazione tra gli uomini.E’ un campionario senza fine di acredini e dolori, nella ordinaria vita sociale. Poiché la vita di relazione cresce senza sosta e gli uomini si differenziano e si discriminano nell’immenso groviglio della vita di relazione, dovunque si sentono richiami di guerra. Vi siamo responsabili tutti e per questo cerchiamo di farla passare come sforzo di lavoro; in realtà è il contrario.Addentriamoci nell’agone delle varie e molte associazioni dai nomi più svariati e che non nomino (ma che tutti capiscono benissimo): lì si può assistere continuamente alle lotte gladiatorie, non mancando neppure la sentenza di massa del «pollice verso» o del «pollice recto». Per coprire le idee, per distruggere gli uomini tutto vien bene quando il più forte deve e vuole assolutamente vincere.Tutto questo armeggio che si avvale soprattutto di strumenti minuti e persino invisibili, quando viene portato a più alta scala riesce a muovere il timore e persino il terrore. È difficile decidere chi abbia ragione e chi torto. Si cerca di non farci caso. E la pace?Oggi esistono guerre aperte, che non sembrano tali.Le ideologie, arrossano il mondo. La ideologia è un modo arbitrario di concepire il mondo e di organizzarlo. Nasce nella mente di qualche uomo. Basta dire questo per capire che una ideologia si distaccherà dalla realtà. La realtà: le leggi naturali andranno per proprio conto e si dovrà arrivare ad un divario evidente. Ma quando si è presa una via è difficile si riconosca di avere sbagliato. E le divisioni sono sorgenti di guerre o addirittura guerre.Tra le ideologie ci sono quelle che pretendono di conquistare e sottomettere il mondo. Queste creeranno un militarismo orgoglioso ed incosciente; obbligheranno popoli interi a rinunciare a tutto pur di dare alla classe militare imperante la soddisfazione di fabbricare cannoni e proiettili. Non parlo di fantasie, si tratta di cose che abbiamo sotto gli occhi. Si arriverà al genocidio ed anche questo sta sotto gli occhi di tutti. Ideologie di questo genere dividono il mondo in due e — si voglia, non si voglia — obbligheranno e da una parte e dall’altra a fabbricare soprattutto missili.Se qualcuno riuscisse a far tacere ogni fabbricazione da una parte sola, avremmo immediatamente una guerra di distruzione. Per averla, la guerra, niente di meglio che persuadere un debole a gettare le armi. Anche un avversario piuttosto addormentato non perderebbe l’occasione propizia, per una vittoria sicura e facile.È qui dove forse si vede meglio che la verità obiettiva è fondamento di pace, mentre le fantasie finiscono facilmente nel fosso della guerra.Ma ci sono nuovi tipi di guerra, mai dichiarata e semmai notificata dopo l’evento, a cose fatte e a massacri avvenuti.Si tratta della guerriglia, che appare in continuazione qua e là per il mondo ed ha, proprio in questi giorni, probabilità di accrescersi. Finora nessuno ha vinto la guerriglia, perché questa mantiene sempre la priorità della scelta quanto al tempo e quanto al luogo. La guerriglia ha finora arrestato e piegato le Nazioni più forti del mondo. Le guerriglie hanno un fondamento politico, ma, ben più, sorgono da stati d’animo, da ignoranza infuriata, da interessi indomabili. Non credo che le guerriglie si possano domare accendendo qualche candelina!Altra forma di guerra è il terrorismo, lo si chiami come si vuole. Storicamente è nato da una ottusa rivendicazione; oggi ha cento cause ed altre ne può trovare. Si distingue dalla guerriglia, perché questa prende l’aspetto di una vera guerra, mentre il terrorismo, inverandosi qua e là, agendo spesso su singoli, diventa più difficilmente afferrabile: non ha bisogno di giungla, di montagne accidentate, di deserti, di forche caudine. Agisce, come tutti, quasi ogni giorno, vedono, anche nel centro di una folla, nel bel mezzo di una città. E finora non si può dire sia sbaragliato. Se qualcuno vorrà tentare almeno di difenderci, non basteranno dei sassi da torrente.Proviamo ora ad uscire da un’area geograficamente disegnata o disegnabile ed entriamo nel dominio delle anime. Qui stanno le guerre più continue, più contenibili. Ma sono sempre guerre. Questo tipo di guerra l’abbiamo tutti dietro alla porta: beati quelli che non la esperimentano. Il brutto è che queste guerre si possono suscitare anche se non esiste alcuna obiettiva ragione per averle.Orgoglio, fantasia, vendetta, invidia, concorrenza, emotività possono creare davanti a noi dei veri chemin des dames, che non esistono e così, per avere una guerra nell’anima, non occorrono neppure un ladro ed un brigante. Bastano dei fantasmi. Quante famiglie, quante comunità di lavoro, di studio, di ricerca vengono frantumate da tali fantasie. Queste guerre hanno spesso origine da situazioni patologiche, da difetti congeniti, da sensibilità sbagliate: questo non ha importanza: sono sempre cause di guerra.E non parliamo delle guerre che dipendono da fatti i quali possono essere onesti, avanzamenti, concorsi, carriere, maggiore intelligenza, doti più acute: ogni valore ha sempre dietro la porta la altrui invidia; la quale basta a punire gli uomini per una parte almeno dei loro peccati.Ed avviciniamoci ad una conclusione. Il discorso sulla pace non è facile. Neppure i rimedi per avere la pace. Rendiamoci conto che la guerra ha un fondamento comune a tutti i disguidi; la colpa e il vizio morale eccovi dunque l’incendiario. Bisogna guardarlo in faccia, non perdersi in divagazioni inutili ed utili solo a coloro che hanno bisogno di imbrogliare per coprire i propri difetti. Siccome la colpa è contro Dio: miglioriamo la condotta morale degli uomini e avremo la pace. La indicazione l’hanno data gli angeli che hanno cantato sulla capanna di Betlemme «pace in terra agli uomini di buona volontà». Lo so anch’io che taluni arguendo dal testo greco traducono diversamente, ma io rispondo che gli autori del «Gloria» appartengono al secolo secondo, hanno tradotto come «gli uomini di buona volontà», ossia coloro i quali orientano sempre la loro volontà con quella di Dio, sono i veri facitori di pace. Non inganniamoci su questo argomento e — soprattutto — non inganniamoci ipocritamente.Specifico il rimedio della pace.Il problema della pace è essenzialmente un problema spirituale e non lo risolverà mai — almeno concettualmente — chi vorrà provarsi a negare il concetto di peccato vero ispiratore della guerra. È evidente un’altra realtà; la pace non è distrutta soltanto dalle armi. Vi sono altre guerre tremende che non si combattono colle armi.E queste sarebbero solubili con armi più semplici e più alla mano. In tal caso la guerra materiale può servire a coprire le guerre interiori. Quanti sono i contrasti interiori che oscurano la vita degli uomini, Incapaci di resistere alle tentazioni, di superare gli ansiti dell’orgoglio, sempre in lotta con se stessi. Le coscienze si tramutano spesso in campi di battaglia. Senza pace.Vogliamo coraggiosamente aprire lo sguardo sull’immenso campo di battaglia nel quale si misurano i fatti e le vicende degli uomini?Ma, i rimedi dove stanno? La penitenza è il primo vero rimedio. La riparazione viene dallo stesso punto nel quale è stata scatenata la guerra, la penitenza è anzitutto il cambiamento della volontà… Questa dalla pendenza verso il male deve portarsi verso il bene, il che riesce più difficile che la rinuncia o cambiamento esteriore e materiale… Questa penitenza la fanno molti: coloro che nella vita prendono i dolori dalla mano di Dio. Quando un giorno sapremo da che parte è venuta la mano che ha fermato la giustizia, impareremo quanto la conservazione della pace ci è venuta dai molti che hanno accettata con gratitudine la volontà di Dio!Ma spesso non abbiamo riparazioni congrue ed occorre rivolgersi a cause ed a mezzi capaci di portare il valore a piani più alti. Sto parlando della preghiera. Per essa noi muoviamo la mano di Dio, stimoliamo l’intervento intercessore della Vergine Santa, dei Santi e degli angeli. Si agisce là dove si determinano nella giustizia e nella misericordia le vicende degli uomini.Si comprendono a questo punto che cosa significano le comunità di orazione, quelle che a taluni paiono inutili e che, invece, sostituendo i molti dimentichi del culto a Dio, ricostruiscono le vie della pace. Qui si erge la speranza perché Dio ha voluto che tutti possiamo essere innalzati o sostituiti dalle opere buone dei nostri fratelli… E questi sono molti, chiediamo a Dio che si moltiplichino!La pace ha rimedi e vie che non impongono sforzi atletici, bastano quelli morali. Le vie della pace portano all’interno delle coscienze a purificarle e ravvivarle nel merito. Le vie della pace passano per le generose accettazioni e le volitive rinunceNon inganniamoci, specialmente con facili ed ipocrite parole, ma nella certezza che queste vie esistono e che le possiamo percorrere. È questo che il Papa inculca negli accorati messaggi da ogni parte della terra. Egli ci dice: Voi potete fermare le guerre. Ma la via, a percorrerla, costa. Vie semplicemente comode non ne esistono ed è inutile illudersi. Le caldaie son piene di esplosivo e basta a farle esplodere una sola scintilla.Non vorrei qualcuno credesse io irrida la potenza di mezzi umani, quali la via diplomatica, il dosaggio economico internazionale, la stessa minaccia. Comprendo la efficacia della paura, perché può immobilizzare tutto. Ma questi mezzi, pur capaci di qualche esito non valgono in genere a risolvere le vere cause delle guerre, le quali sono site, come si è visto, nell’ordine morale. È dunque di qualche efficacia che onestamente si agisca sulla opinione pubblica: in fin dei conti la preoccupazione suscitata dalla diffusa opinione può portare, anche se non direttamente, alla orazione ed alla penitenza. Ma non si perda la distinzione dei valori direttamente capaci di agire nel senso della pace! Irrido nulla; chiamo a valutare tutto e a non perdersi solamente nei mezzi che, soli, ingannano.Far sì che gli uomini temano, si preoccupino, si spaventino di pericoli stranamente incombenti, purché si agisca nella onestà, può essere considerato valevole. Ma tutto questo non basta. Il problema della pace lo si tratta solo del tutto a livello di Dio… E intanto non perdiamo il tempo: lavoriamo e operiamo il bene! Sono cose, appunto, che valgono al livello di Dio, ed abbiamo da chiedere a Colui che solo può nella eterna Provvidenza farci il dono della pace.Avrò ottenuto un frutto col mio dire se si imparerà a non lodare quello che non va lodato, a non ammirare quello che non va ammirato, quando avremo cioè imparato a giudicare le cose non con la testa degli altri, bensì con la Legge di Dio!

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