Newsletter n.56 Cardinal Giuseppe Siri

Lunedì, 5 Settembre, 2011 – Dopo la pausa estiva, riprende l’invio della Newsletter del nostro sito, che speriamo di continuare a mantenere aggiornato con sempre nuovi contributi per far meglio conoscere la figura, l’opera e il pensiero del Card. Giuseppe Siri.È motivo di gioia la pubblicazione di un nuovo volume dell’ “Opere del Cardinale Giuseppe Siri”, che raccoglie i discorsi da lui pronciati a fine d’anno nella chiesa del Gesù a Genova. Nella nostra homepage trovere altri particolari sul volume.Collegandoci alla celebrazione del XXV Congresso Eucaristico Nazionale ad Ancona, offriamo ai nostri lettore l’omelia che il Card. Siri pronunciò il 17 settembre 1972 a Udine in occasione del XVII Congresso Eucaristico Nazionale sul tema “Eucaristia e comunità locale”.Lo scorso 29 agosto si è celebrata la festa di Nostra Signora della Guardia; di seguito troverete una testimonianza inedita di Mons. Giacomo Barabino sul legame del Card. Siri con il Santuario della Guardia.*****CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE (17 settembre 1972)Il Santo Sacrificio Eucaristico che stiamo celebrando, raccoglie colla forza di un immenso desiderio, di una circostanziata preghiera, l’oggetto e lo scopo di questo Congresso eucaristico. Risento le invocazioni enunciate e non enunciate, le pene di tanti Pastori: che tutte le nostre Chiese particolari o locali, le nostre diocesi diventino così come*ónamo ora, in questo vetusto e venerabile tempio, così come eravamo ieri raccolti intorno al Vicario di Cristo, coadunate materialmente e spiritualmente intorno alla Santissima Eucaristia, ossia intorno a Gesù Cristo vivente, operante, santificante.Non abbiamo studiato in questi giorni circa il tema l’Eucaristia e la Chiesa locale per mettere il Signore Gesù al margine della nostra vita di comunità ecclesiale, ma per metterlo al centro, perché quello che è anemico in esse si vivifichi, quello che è morto risusciti, quello che si è ritratto timoroso scatti all’azione nell’apostolato, perché quello che fosse contaminato si purifichi. Siamo venuti per studiare, pregare, adorare e per affermare con termezza che la Eucaristia deve essere il centro di tutto nelle nostre comunità. Non noi, ma Lui al centro, non le possibili mire umane, ma Lui che ritorna sempre sull’altare nel Sacrificio come Crocifisso. Tutti sappiamo che per assodare questo bisognerà spesso lavorare molto, avere fiducia e coraggio. Ma in questo momento solenne, in questa giornata conclusiva dobbiamo ripetere a noi stessi, Pastori e fedeli, che cosa significhi essere Gesù Cristo realmente presente al centro delle nostre Chiese particolari.Ecco. Significa anzitutto e con tutte le forze far convergere su di Lui le virtù e gli atti, che Egli ci ha soprattutto domandati.Ci ha chiesto di amare Dio con tutto l’animo, con tutte le forze. Per far questo talvolta si dovranno abbattere gli idoli e tutte le forme sostitutive di Dio. Può essere che dobbiamo dimensionare entusiasmi, simpatie, metodi. Nulla può prendere il posto di Dio.Ci ha chiesto di amare i fratelli. La sua presenza eucaristica sarà pienamente avvertita e pienamente giustificata quando avremo nelle nostre comunità bruciato tutto quello che è contrario alla carità fraterna ed avremo spiritualmente domato noi stessi per arrivare a fare la cosa più difficile che esista al mondo. La carità non annulla la giustizia, ma le impone un metodo che è suo e che non ci è stato insegnato dagli uomini. Le nostre comunità non possono annullare sacri doveri verso i loro membri più sofferenti, ma ogni giustizia va fatta col metodo di Cristo. Egli attende da noi questo, mentre la Sua divina pazienza lo trattiene nei nostri tabernacoli!Egli ci chiede di perdonare. Senza il perdono continuo, non solo dei gesti memorabili, ma nella frizione quotidiana, senza il perdono che supera gli orgogli, le comunità non riescono ad adunarsi intorno alla Eucaristia nella Sacra Sinassi in modo degno e non riescono neppure a raccogliersi moralmente intorno a Lui. Par che Egli continui a ripete un tratto della orazione sacerdotale: “Padre Santo tu li hai dati a me… fa’ che siano una cosa sola come io e Tu siamo una cosa sola”. Senza la ascetica del perdono noi non ci raduniamo veramente intorno a Gesù Cristo. L’unione della Chiesa locale non è fatta veramente intorno alla Eucaristia senza questa continua catechesi, insistenza e pratica dell’amore per i fratelli e l’amore non esiste senza un quotidiano perdono.Gesù Cristo ci chiede il sacrificio. Questa richiesta è vivacissima nella assemblea eucaristica, quando Lui rinnova il Sacrificio della Croce. L’incenso ci sta bene, ma solo se è simbolo di un altro nostro sacrificio: quello dell’orgoglio, della voluttà di dominio e di prevalenza. L’ordine va rispettato, ma la prevalenza è solo un disordine. La verità ci rende chiari e la verità nei sentimenti e nei fatti si chiama umiltà. Sarà difficile avere tutti membri di una comunità ecclesiale perfettamente umili, ma questo chiede maggiore umiltà ai pochi che la intendono.Ci chiede di parlare con Lui. Il Verbo si è fatto uomo anche per parlare agli uomini usando il loro stesso linguaggio. Noi non dobbiamo solo ascoltare: dobbiamo parlare. A questo ci ha invitati Lui. Se arrivassimo tutti a capire l’amore che sta in questo invito, la esistenza degli uomini sarebbe certamente, sotto ogni aspetto, migliore.Nostro Signore, perché le nostre comunità cristiane siano strette intorno a Lui, chiede altre cose, chiede tutto affinché sia salvo tutto per la Vita eterna. Ma l’importante nello spirito di questo Congresso è rendersi conto che Lui, presente nella Santissima Eucaristia, non cessa di essere il Maestro, il solo vero Maestro, che la Sua non è una presenza muta, che il Santissimo Sacramento non è un venerabile simulacro, bensì una realtà vivente, che la Sua presenza deve imporre una ragionevole riflessione, attenta, umile e fiduciosa, che la comunità nella Chiesa locale non la si farà mai senza di Lui, senza il riferimento continuo diretto a Lui. Tocca a Lui togliere il velo messo talvolta e con leggerezza sul volto del Signore per poter fare comunità fondata anzitutto sulla carità e sulla dedizione. E questo porta alla speranza, alla infinita speranza. Per sistemare dolori, involuzioni, aridità, decadenze al centro della Chiesa universale come al centro della Chiesa locale, c’è Lui, il Signore, l’Amico, il Salvatore Perché tutto questo sia in modo pieno e luminoso Egli chiede che usiamo la nostra libertà, quella che dà fondamento al merito e valore alla nostra iniziativa. La fede muove le montagne, ma Dio in genere non muove noi senza di noi. Da Udine, nella visione del Signore, portiamo con noi la grande speranza. Abbiamo la indicazione di dove essa sia. Amen.*****IL CARDINALE SIRI EIL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GUARDIAdi S.E. Mons. Giacomo BarabinoLa devozione del Cardinale Siri alla Madonna della Guardia è quella tipica di ogni genovese!Devozione logicamente elevata a potenza dalla ricchezza interiore, intelligenza , cultura teologica, sensibilità spirituale, formazione ed educazione cristiana avuta fin dall’infanzia,in famiglia e in chiesa.Il livello e l’intensità di questa devozione appartiene al segreto di quel mondo interiore, fatto di preghiera, meditazione, elevazione e silenzioso ascolto e nei confronti della Madonna ricco di confidenza di fiducia e amore radicato nelle profonde motivazioni teologiche, ma anche nelle convinzioni ed esperienze personali. Non sentimentalismo, ma amore vero espresso anche nelle forme più semplici e vere, quelle che tutti abbiamo imparato sulle ginocchia di nostra madre.La devozione alla Madonna è stata una costante della vita del Card. Siri e del suo lungo servizio alla Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa.Spesso fu pellegrino alla Guardia, da piccolo con i genitori e con la sorella, da seminarista, da sacerdote, da vescovo e da Cardinale, per tutta la vita.Costante la sua presenza da Arcivescovo per la solennità dell’Apparizioni ogni anno, nel mese di maggio con i parroci della Città e con i seminaristi. Sempre con i fedeli in momenti significativi per la vita della diocesi e della Città.Moltissimi i suoi pellegrinaggi privati. I problemi difficili e le decisioni importanti li risolveva o verificava pellegrinando ai piedi della Madonna.Finché poté fece il cammino a piedi, almeno in buona parte, in silenzio e preghiera. Celebrava la S. Messa, solo col segretario, e non voleva che altri si disturbassero; terminata la celebrazione sostava a lungo in un angolo da solo. Questi pellegrinaggi segnarono i momenti importanti della vita diocesana o della città, ma a volte erano semplicemente legati alla vita di una persona, specialmente di qualche sacerdote o per la sua salute fisica o per altre ragioni di preoccupazione. Spesso questo tipo di pellegrinaggio era andata e ritorno, segno che la Madonna l’ascoltava ed aiutava.Un fatto significativo sono stati i suoi pellegrinaggi prima di partire per i Conclavi. Il primo dopo la morte di Pio XII. Era rettore del Santuario Mons. Ferrari, il quali offerse al Cardinale una catenina e medaglietta d’oro, dicendo: “Eminenza, si porti in conclave la Madonna della Guardia”. Dopo il Conclave tornò al Santuario e chiese al Rettore di mettere al collo della statua della Madonna la catenina. Prima di partire per gli altri Conclavi, tornò a prendersi quella catenina e sempre tornò a riporla al collo della Madonna. La verità di questo gesto è una sola: sapeva che l’elezione di un Papa è uno dei fatti più importanti per la vita della Chiesa, e avendo chiara questa idea, aveva anche paura di essere scelto.Durante il suo episcopato volle che il Santuario fosse ampliato ed abbellito, che fosse ambiente adatto alla preghiera, raccoglimento e luogo di riconciliazione. Definì più volte il Santuario della Guardie polmone della diocesi; lo pensò e desiderò come centro di spiritualità; molti progetti non poterono avere esecuzione, ma prima di morire riuscì a vedere le strutture materiali necessarie, nel contesto di una sistemazione migliore di tutto il Santuario. Il Suo successore, il Card. G. Canestri, ne condivise l’iniziativa, la perfezionò, la rese funzionale, la benedisse e l’avviò confermandone la validità, come strumento provvidenziale per la diocesi e come potenziamento spirituale del Santuario in ogni circostanza.L’azione pastorale del Cad. Siri, come Arcivescovo iniziò e si concluse sotto lo sguardo della Madonna della Guardia.Praticamente la “peregrinatio Mariae”, con la statua della Madonna della Guardia portata in tutte le parrocchie della diocesi, coincise quasi perfettamente con l’inizio del suo governo episcopale dell’Archidiocesi di Genova. Dopo quasi 40 anni di lavoro pastorale intenso, terminò il suo servizio con la visita pastorale del Papa Giovanni Paolo II alla Chiesa e Città di Genova. Uno dei momenti più belli e significativi fu la il pellegrinaggio del Papa alla Guardia, e il Card. Siri ebbe la gioia e il privilegio di accompagnare il Papa al Santuario, dove ebbe modo di dire in una forma splendida e commossa cos’è la Madonna della Guardia e quel Santuario per noi genovesi.I tramonti goduti dalla Guardia sono stupendi; anche il Card. Siri li aveva contemplati tante volte, soprattutto quando, ricercato, si era rifugiato nel Santuario. Anche per Lui venne il tramonto. Quando lasciò il governo della diocesi e si ritirò a Villa Campostano, portò con se la statuetta della Madonna della Guardia, che la diocesi gli aveva donato, come segno di riconoscenza e affetto. Conservò quella immagine nella sua camera; davanti ad essa recitava le preghiere della sera, due volte, come era sua consuetudine (una volta per sé e l’altra per i suoi diocesani che non le recitavano). Recitate le preghiere la baciava con devozione e amore.Davanti a quell’immagine il 2 del mese di maggio l989 spirò!12 gennaio 1992

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